Ferrara: In pericolo la permanenza dei dipinti di proprietà della Fondazione Carife in deposito nella Pinacoteca Nazionale, a partire dal 1984 di Luisa Ciammitti Solo sul giornale locale della città - la Nuova Ferrara era possibile avere, il 24 novembre 2015, la notizia della decisione sul "risanamento" della Cassa di Risparmio di Ferrara, dopo vicende lunghe e tormentose in atto ormai da anni. Sulla gravità delle conseguenze di tale "risanamento" per i risparmiatori, per i pensionati ferraresi e per la città tutta, non si può che rimandare per il momento alle prime notizie disponibili on line (Nuova Carife, conto salatissimo, azzerate azioni in "La Nuova Ferrara", 24.11. 2015 e successive). Qui basterà dire che l'operazione di "risanamento" sarà completamente gestita dalla Banca d'Italia e durerà il tempo necessario a vendere la banca "risanata". La Cassa di Risparmio di Ferrara fin dal 1984 aveva realizzato con la Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Bologna, diretta da Andrea Emiliani, una convenzione di deposito presso la Pinacoteca Nazionale di Ferrara, dei dipinti che andava acquistando in Italia e all'estero, con l'intento di recuperare quanto possibile del patrimonio ferrarese disperso. L'operazione, la prima del genere in Italia, metteva a disposizione del pubblico, nel tessuto connettivo del Museo, tutto il patrimonio artistico recuperato. Tra le ultime acquisizioni, realizzate fra il 2004 e il 2008 (anno in cui è esplosa la crisi), sarà sufficiente menzionare solo i cosidetti due Sapienti dell'antichità di Dosso (dalla collezione Piasecka Johnson,) uno dei due pannelli della Pentecoste di Girolamo da Carpi che, visti da Longhi presso una collezione privata e pubblicati nel 1940, erano poi scomparsi (solo uno è stato recuperato sul mercato antiquario francese), e il Bacco di Bastianino (Londra, Christie's da collezione belga). Nel 2004 la proprietà dei dipinti della Cassa di Risparmio di Ferrara in deposito in Pinacoteca, è passata alla Fondazione Carife. Il "risanamento" della Nuova Carife potrebbe voler dire la fine della Fondazione Carife. Ci si augura che i dipinti di proprietà della Fondazione in deposito in Pinacoteca Nazionale di Ferrara, restino dove sono e non passino invece ad altra banca, come è già accaduto nel caso dei dipinti di Prato - passati alla Banca Popolare di Vicenza, e come forse sarebbe in conseguenza di disposizioni statutarie. Ci si augura che un tempestivo intervento da parte delle relative soprintendenze e poli museali presso il ministro Franceschini e il Ministero da lui diretto, possa affrontare e definire al più presto questa cupa prospettiva. Il passaggio dei dipinti ad altra sede, depaupererebbe gravemente la Pinacoteca Nazionale di Ferrara senza presumibilmente incrementare, allo stesso modo, il tessuto connettivo e culturale della sede di destinazione economica "vincente".