II presidente Bernabè nomina il nuovo comitato scientifico e presenta i suoi progetti: «Ricerca, turismo e apertura all'estero». Sarà Salvatore Settis, direttore, tra gli altri incarichi, della Normale di Pisa, a guidare il nuovo comitato scientifico del Mart di Trento e Rovereto: al suo fianco per i prossimi cinque anni lavoreranno Guy Cogeval, direttore del Montreal Museura of Fine Arts; Alanna Heiss, direttrice del P.S.l Contemporary Art Center di New York; Rolf Lauter, direttore della Kunstalle di Mannheim; Achille Bonito Oliva, docente di storia dell'arte contemporanea alla Sapienza di Roma sin dal 1968 ma, soprattutto, fra i rari critici italiani di vera fama e peso internazionali, e Manuel J. Borja-Villel, direttore del Museu d'Art Contemporani de Barcelona: lo ha deciso il consiglio d'amministrazione del Mart e venerdì scorso, comprensibilmente soddisfatto per la caratura della "formazione", lo ha annunciato il presidente Franco Bemabè, insieme a Gabriella Belli, che del Mart è il direttore, e il motore, sin dalla sua prima ideazione. Tutte figure d'eccellenza, dunque, ma non solo; perché per ottenere questo mix dalle molte anime, ci spiega Franco Bernabè, «abbiamo lavorato a lungo; sono tutte persone affermatissime, grandi maestri o talenti che stanno per diventare tali, ma non solo: ciò che abbiamo cercato è stato un giusto equilibrio tra l'Italia, l'Europa e gli Stati Uniti da un lato, e dall'altro una miscela di tradizione e innovazione, riflessione e sperimentazione». La "rosa" che ne è scaturita intreccia dunque competenze diverse, che vanno dalla passione di Cogeval per impressionismo, postimpressionismo e simbolismo, alla tensione verso il nuovo più nuovo di Alanna Heiss, secondo una linea già battuta dal primo comitato scientifico (formato da Pierangelo Schiera, Zdenka Badovinac, Ingo Bartsch, Pia Vivarelli, Peter Weiermeier) e da Gabriella Belli, che da sempre hanno voluto fare del Mart un luogo di ricerca attivo su più fronti, sia temporali che disciplinari. «Ciò che vorremmo fare continua Bernabè è costruire su queste fondamenta già più che solide una dimensione fortemente internazionale. Il museo si trova al di fuori delle mete tradizionali del turismo culturale, il che può essere anche un suo punto di forza: tutto il territorio deve mobilitarsi intorno a questo polo, ma ciò potrà accadere solo se riusciremo a dargli una dimensione di vera internazionalità. Cosa che sarà utile anche per far uscire l'arte italiana dal provincialismo in cui è caduta. Qui esistono le condizioni infrastrutturali, di sostegno politico e di persone, sia nel consiglio d'amministrazione che nel comitato scientifico, perché ciò avvenga. Costruiremo attorno al Mart una serie di nuove attività, accanto a quelle che già esistono, facendone un centro propulsore di ricerca e di innovazione artistica e portando qui personalità e artisti». Un processo a medio termine, per un'operazione «certamente ambiziosa ma molto ben impostata. Abbiamo di fronte cinque anni, e tenuto conto di ciò che è stato fatto in due anni e della combinazione di persone e competenze su cui possiamo contare, sono ottimista». Franco Bernabè del resto (al pari di Salvatore Settis, autore tra l'altro del libro Italia spa), è convinto da tempo che una delle vie maestre da percorrere per dare nuovamente fiato all'economia italiana sia proprio quella che passa attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale, e in questa impresa, lui che è un banchiere ma che è stato anche presidente della Biennale di Venezia, porterà i suoi rapporti internazionali, perché «il Mart deve diventare occasione per fare arte, non solo per vedere arte».