Il saggio di Mirko Grasso rievoca la personalità eclettica di Umberto Zanotti Bianco, pioniere della tutela dei beni culturali e poi fondatore di Italia Nostra «Ma quando una opinione, quella del partito dominante, viene imposta con una perentorietà ed intransigente violenza che mette il funzionario davanti al triste dilemma di aderire o rovinarsi la carriera, noi ci domandiamo se le nostre preoccupazioni non siano, prima d'esser politiche, essenzialmente morali, e se non abbiamo il dovere di denunciarle, affrontando tutte le conseguenze di questo atto di coscienza». È tutto racchiusa in queste parole della fine degli anni Venti ma quanto attuali! la cristallina personalità di Umberto Zanotti Bianco (1889-1963), che oggi ci viene restituita da un bel saggio di Mirko Grasso ( Costruire la democrazia. Umberto Zanotti Bianco tra meridionalismo ed europeismo, Donzelli, pagg. VI-154, euro 25). Cattolico in odore di eresia (al suo mentore, il barnabita Giovanni Semeria, fu interdetta la predicazione per aver compiuto una memorabile visita a Tolstoj, a Jasnaja Poljana), instancabile fondatore di scuole nel Mezzogiorno, difensore delle cause dei popoli oppressi del Mediterraneo, antifascista, archeologo autodidatta e tuttavia brillantissimo, infine senatore a vita e fondatore, e primo presidente, di Italia Nostra, l'associazione che un tempo fu tanto importante per la difesa del paesaggio e del patrimonio storico e artistico italiani: tutto questo è stato Zanotti Bianco, in una vita che sembra un ponte naturale tra il Risorgimento e il progetto altissimo espresso dalla Costituzione. Come ricorda Salvatore Settis nella postfazione al libro di Grasso, «Zanotti Bianco vedeva come essenziali, per lo sviluppo del meridionalismo, i temi del patrimonio culturale». Egli era divorato dalla «pietà per i monumenti della Calabria» non meno che da quella per i miserrimi cittadini calabresi. Nel 1913 si scontrò con il suo amico Tommaso Gallarati Scotti che non comprendeva la rilevanza sociale dell'archeologia e della conoscenza del passato, arrivando ascrivergli: «Io di denaro per i cocci non ne cerco!». Zanotti Bianco, invece, fonderà la Società Magna Grecia «il cui scopo non era quello di lavorare con i sussidi dello Stato, ma di venire in aiuto a questo, raccogliendo privatamente i fondi da distribuire annualmente alle Soprintendenze governative ». Uno straordinario impegno privato per i beni culturali che non avrà purtroppo un seguito: non la privatizzazione degli sponsor (da senatore a vita Zanotti Bianco si battè più volte per limitare l'invadenza dei cartelloni pubblicitari nelle zone monumentali e nel paesaggio), né la sostituzione dello Stato (il modello National Trust poi caro al Fai), ma invece un sostegno forte e disinteressato dei cittadini al loro Stato. Era capace di gesti forti e duri, Zanotti Bianco (come quello di far arrivare nelle case di molti illustri italiani campioni del pane terribile e poverissimo di Africo, in Calabria: era il 1926), ma il suo movente era un incrollabile, operosissimo ottimismo: «Anche di fronte alla menzogna codificata, alla viltà premiata, c'è una parte sana d'Italia decisa a non cedere, e a non disperare nell'avvenire del Paese». IL SAGGIO Costruire la democrazia di Mirko Grasso ( Donzelli) Tomaso Montanari
Il meridionalista eretico che amava la bellezza
Il saggio di Mirko Grasso su Umberto Zanotti Bianco, fondatore di Italia Nostra, esalta la personalità eclettica e morale del politico. Zanotti Bianco era un cattolico in odore di eresia, antifascista e difensore delle cause dei popoli oppressi del Mediterraneo. Fondò scuole nel Mezzogiorno, difese il patrimonio culturale e fu un pioniere della tutela dei beni culturali. Il suo impegno privato per i beni culturali non ebbe un seguito, ma il suo ottimismo e la sua determinazione lo portarono a combattere per la difesa del paesaggio e del patrimonio storico e artistico italiani.
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