UN biscuit per dessert riaccende le luci su Capodimonte. Non più «museo come una nave che attraversa tempeste rischiando di diventare come la "zattera della Medusa" di Géricault», ha commentato il direttore Sylvain Bellenger alla sua prima uscita pubblica,«ma si è salvato ha aggiunto grazie al suo equipaggio capitanato dal direttore Linda Martino ». È tornato al suo posto sotto la grande teca di vetro "La caduta dei giganti" di Filippo Tagliolini. Il più grande biscuit del mondo realizzato dal capo della Manifattura reale di porcellane su commissione di Ferdinando IV per spedirlo a Madrid a Carlo III. A promuoverne il restauro con visite guidate al lavoro dei maestri del laboratorio del museo è stata l'associazione "Amici di Capodimonte", la onlus che con il metodo del «mecenatismo adozionale» (la definizione viene da uno studio citato dal presidente Errico di Lorenzo) segue e sostiene da dieci anni il museo. Un decennale celebrato con lo scoprimento del gruppo e una giornata dedicata anche al ricordo dei due primi presidenti, Felice Maglione e Augusto de Luzenberger, al quale il restauro è dedicato. Al tavolo dei relatori, Mariella Utili, direttore del Polo museale campano con il cuore a Capodimonte per i tanti anni di direzione. Ha ricordato il giorno del 2005 in cui, con Nicola Spinosa soprintendente, nacque l'idea di una task-force a sostegno dell'istituzione, indebolita dai primi tagli economici. Il restauro è stato realizzato con il contributo di Bper Banca e di Seda di Antonio e Gianfranco D'Amato, anche loro con un amore dichiarato nei confronti del museo, come gli altri suoi sponsor abituali (Getra, Glossa, Banconapoli e il Credito Popolare di Torre del Greco). Bel momento quello del racconto del restauro di Patrizia Piscitello (esecutori, sotto la direzione di Marina Santucci, Antonio Tosini, Antonio de Riggi e Ondina Del Pezzo). Minuti di grande suggestione per il reading di Renato Carpentieri, che nei musei napoletani ha realizzato le indimenticabili piéces teatrali di "Museum". L'attore e regista ha letto una delle "Leggende napoletane" di Matilde Serao, un racconto fantastico alla Merimée che animò una statua antica nel suo "La Venere d'Ille". L'attenzione degli Amici di Capodimonte ora si appunta sui servizi aggiuntivi del Bosco, restituito alla gestione del museo: il ristorante nella Fagianeria e i laboratori e la convegnistica nel Cisternone, due dei 17 edifici monumentali dei 134 ettari di verde. «Accresceranno le entrate del museo, come accade da anni per i siti europei», ha detto Di Lorenzo. Lungo l'elenco delle iniziative che hanno toccatotutti i campi d'intervento, da quello didattico di "Facciamo 100: un museo per tutti!", che ha coinvolto 20 mila studenti, alle donazioni di due dipinti dei veneziani Guardi e Bellotto e di un gruppo presepiale del Settecento. Quello del Tagliolini non è che il più recente dei restauri, nella lista con la "Pietà" di Annibale Carracci, "Venere, Cupido e Marte" di Luca Giordano e gli arredi per l'allestimento dell'Ottocento. Tra le mostre sostenute dagli Amici di Capodimonte, quella di Salvator Rosa per il cinquantennale del museo.