UTILIZZANDO il suo piglio marcatamente decisionista, il presidente De Luca ha deciso sulle questioni del paesaggio e della sua tutela in Campania. E ha disposto di non fare niente. Per ora. Come se le tematiche che altrove sono alla base dei programmi di rigenerazione e sviluppo dei territori, quali "consumo di suolo zero", "reti ecologiche", "paesaggi di eccellenza", "ecologia del paesaggio", "landscape urbanism", fossero un modo per perdere e per prendere tempo a programmi più importanti. L'abbandonare il destino dei paesaggi campani alla buona volontà di qualche funzionario comunale o alle prescrizioni non sempre univoche delle sovrintendenze, è la conferma di un percorso non virtuoso che viene da lontano. Senza andare troppo a ritroso, indimenticabile fu il disegno di legge dal titolo "Norme in materia di tutela e valorizzazione del paesaggio in Campania per l'attuazione della pianificazione paesaggistica regionale", proposto dalla giunta Caldoro, all'interno del quale erano previste, al contrario di quanto faceva supporre il titolo, soltanto deroghe e varianti ai piani paesistici vigenti. Parte di quel disegno di legge (e in particolare il famigerato articolo 15) è stata poi riversata e approvata nel grande contenitore della legge di bilancio numero 162014 "Interventi di rilancio e sviluppo dell'economia regionale". Allo stesso modo, la passata giunta, si è guardata bene dal redigere e approvare il Piano paesaggistico regionale, strumento fondamentale che, in linea con la Convenzione europea del paesaggio, avrebbe dovuto tutelare e regolare non solo i paesaggi di pregio più noti e consolidati, ma anche "le terre di mezzo" e i paesaggi minori, persino le aree degradate e dei drosscapes, in un discorso unitario ma, ovviamente, a tutele differenziate. Pur di fronte ad una stasi di questo tipo, particolarmente imprudente se vista nel medio e lungo periodo, la nuova giunta regionale non solo non ha ripreso la strada virtuosa della difesa del paesaggio, ma il tema non appare nemmeno tra le priorità di lavoro del vice-presidente, l'onorevole Bonavitacola, cui sono state affidate, tra i molteplici suoi impegni, le deleghe in materia. E invece, per capire come il paesaggio non sia un tema peregrino o da accantonare nei momenti di crisi, basta guardare alle esperienze dei paesi europei più vicini o delle altre regioni italiane, nelle quali il piano paesaggistico o è stato già adottato o è stato redatto e in corso di approvazione. In questo senso, è forse utile chiarire che attrezzarsi per la difesa dell'ambiente e del paesaggio è innanzitutto un'azione di tipo culturale più che politico, mediante la quale fornire le basi di un futuro equilibrato e sostenibile dei territori, oltreché un modo per tracciare nuovi percorsi di sviluppo senza fagocitare una risorsa finita come il suolo o erodere i paesaggi di pregio. Per fare ciò è anche utile non confondere il concetto di paesaggio con quello di ambiente. Le emergenze ambientali individuate dalla metafora (errata, tra l'altro) de la "Terra dei fuochi", ad esempio, attengono fattori contingenti, da risolvere con modalità straordinarie, come pure sta avvenendo con i primi stanziamenti del governo. La tutela dei paesaggi va invece fatta con strumenti ordinari e cogenti: piani, programmi, progetti che reinterpretino il territorio come materiale di sviluppo, e non come fastidio la cui salvaguardia genera solo oneri. Per la Regione Campania un primo passo potrebbe essere quello di ripartire dagli studi già pronti per la redazione del Piano paesaggistico regionale, riutilizzando anche i materiali analitici e progettuali dei piani territoriali di coordinamento (Ptcp) già redatti da tutte le province della Campania. Restare fermi, con la scappatoia di fattori più urgenti cui far fronte, significherebbe restare senza strategie serie per il territorio, compresa la sua grande, densa e baricentrica area metropolitana. E invece le politiche regionali in materia sembrano sempre più dare ragione ad Elena Croce, che già negli anni '70 prevedeva l'inadeguatezza delle Regioni (e di quelle meridionali in particolare) a gestire la delicata materia del paesaggio e della sua tutela, una delle faticose conquiste peculiari delle civiltà occidentali.