ROMA - Passa, con uno scivolone della maggioranza, l'archeologia preventiva. Ieri l'Aula della Camera ha approvato le norme del DL 632005 che istituiscono la verifica in fase di progettazione dell'interesse archeologico delle aree per le opere pubbliche. Durante le votazioni il Governo è stato battuto su un emendamento dell'opposizione. Con 199 voti favorevoli contro 187 contrari è stata approvata una modifica, marginale, proposta dalla diessina Franca Grignaffini sulla quale Governo e relatore avevano espresso parere contrario. La piccola correzione allunga da dieci a 15 giorni il termine entro cui le Sovrintendenze possono richiedere all'amministrazione documenti integrativi sull'opera da realizzare. Molto più significativa, invece, perché concede un più ragionevole lasso di tempo alle Sovrintendenze per valutare i progetti, è l'altra modifica al testo, anche in questo caso proveniente dai banchi dell'opposizione (ma accettata dalla maggioranza) approvata ieri. Il tempo entro cui il Sovrintendente deve decidere se sottoporre il progetto alla «verifica dell'interesse archeologico» passa dai soli 30 a 90 giorni. L'obiettivo della nuova procedura è evitare di bloccare i cantieri al primo ritrovamento archeologico. Per, raggiungerlo si intensificano i controlli nella fase della progettazione e si istituisce un nuovo passaggio burocratico. Tutta la procedura parte infatti una volta approvato il progetto preliminare di un'opera pubblica che ricade in un'area di interesse archeologico. A quel punto la stazione appaltante deve trasmettere alle Sovrintendenze, oltre a una copia del progetto, anche i risultati delle indagini geologiche e tutta una serie di informazioni (dai dati di archivio ai risultati delle osservazioni dei terreni) per consentire ai Beni culturali di decidere se sottoporre o no il progetto alla verifica di interesse archeologico. Una verifica che consiste in carotaggi e saggi in modo da capire cosa si nasconde sotto il terreno. Tre le conclusioni possibili: l'assenza di reperti di valore e dunque il via libera al cantiere, la presenza di alcuni beni non di grande valore da spostare in musei, o, infine, l'emersione di reperti significativi. In questo caso spetta al Sovrintendente decidere se e come far partire i lavori, assicurando al tempo stesso la tutela. «Con queste norme si protegge davvero il patrimonio archeologico del Peese commenta Pierantonio Zanettin (Fi), relatore del Dl . Almeno in questo caso il Centro destra non potrà essere tacciato di voler distruggere i nostri beni culturali». In effetti l'archeologia preventiva ha già incassato il consenso di parte dell'opposizione. Commenta il diessino Carlo Carli: «Così si evitano due danni: quello ai reperti, ritrovati a sorpresa durante i lavori, e quello al cantiere che, con il blocco dovuto alle scoperte, rischia sempre di perdere i finanziamenti per l'opera».
Atteso oggi il voto finale alla Camera sul DL 63 - Test archeologico prima del cantiere
La Camera ha approvato le norme del DL 632005 che istituiscono la verifica in fase di progettazione dell'interesse archeologico delle aree per le opere pubbliche. La modifica approvata approvata dalla maggioranza concede un termine di 15 giorni alle Sovrintendenze per richiedere documenti integrativi sull'opera da realizzare. Un'altra modifica, anche questa proveniente dall'opposizione, aumenta il termine entro cui il Sovrintendente deve decidere se sottoporre il progetto alla verifica dell'interesse archeologico, passando dai 30 ai 90 giorni. L'obiettivo è evitare di bloccare i cantieri al primo ritrovamento archeologico.
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