si rende il sistema culturale ancora più competitivo? Gianaria: «Il livello di sistema culturale raggiunto è eccellente e lo si mantiene tale se si riesce a produrre sia sul piano espositivo sia sul piano formativo in modo adeguato. Se il contenitore richiede troppe risorse, in prospettiva, un sistema come l'attuale «A Torino la cultura è un fattore trasversale. Bisogna partire da qui per ampliare il concetto, partendo non più dall'offerta, ma dalla domanda, andando a vedere che cosa ci chiedono la cittadinanza e il nuovo turismo. Saremo noi a scegliere quali turisti vogliamo». «Torino sta passando un periodo di rinascimento culturale. Il problema è consolidarlo. Il mecenatismo può fare molto. Gli incentivi fiscali sono una buona cosa ma non bastano, bisogna creare una coscienza e un orgoglio collettivi. Tre i settori chiave: educazione, formazione e comunicazione. A livello universitario potremmo cercare di coinvolgere gli studenti delle materie umanistiche nel sistema di accoglienza, le università potrebbero riconoscere loro crediti formativi. Portare gli studenti a far pratica nei musei, insomma. Nella comunicazione i media possono fare molto per sviluppare un senso di appartenenza». il sistema, rendendolo sostenibile e capace di produrre cultura civica e sviluppo economico. Sull'allargamento la sfida è il sistema Residenze Sabaude, che sia tale non solo sulla carta. In parallelo c'è la capacità di produrre cultura, vedendo il museo non solo come luogo di conservazione, ma di educazione civica e stimolo alla capacità di produzione, crescita e creazione». «Sono d'accordo sulla produzione culturale. La sfida vera è saper produrre cose nuove, fenomeni di cultura contemporanea che si trasformano in arte. Se pensiamo al sistema Torino, tutto il contemporaneo può contare su risorse che l'Unione Europea mette sui 28 Paesi, 62 milioni. Bisogna utilizzare queste risorse per produrre arte e cultura contemporanea. Nelle ex Ogr supereremo il concetto della conservazione del bene così com'è: saranno un luogo di creazione culturale in sinergia cone le nuove tecnologie, la sperimentazione e l'accelerazione. Penso al tema dei "big data" e del "gaming" che guardiamo con attenzione. È un'industria che coinvolge giovani, tra creatività e capacità di accesso al mercato, per cui è sostenibile, ed è anche una forma d'arte. Ampliare il concetto dell'arte a quello di produzione di cultura contemporanea è la chiave di volta». «C'è una grande convergenza sulle proposte. Torino è una grande città industriale che ha allargato il suo profilo alle vocazioni che ruotano attorno all'economia della conoscenza: ricerca, università, innovazione e cultura. È capitale dell'arte contemporanea e del design in quanto città industriale. Si è costruita una grande offerta culturale, ma vedo difficile un'ulteriore crescita . Ora Torino va offerta a coloro che vogliono misurarsi con la creatività: attraiamo giovani talenti, pittori, scultori, registi, attori creando luoghi dedicati. Ci sono le condizioni per realizzare un hub di atelier per i giovani. Passiamo dall'offerta, che è esibizione di cultura, alla produzione: trasformiamo Torino in un giacimento che si offre alla produzione intellettuale. L'altro salto è il mecenatismo civico. Dei cento milioni l'anno investiti il 75 è pubblico, il 25 arriva da privati: banche, imprese e fondazioni. Rivolgiamoci ai cittadini, sperimentiamo forme di raccolta legate al risparmio: c'è il progetto di un bond, un titolo Città di Torino, finalizzato agli investimenti culturali. Chi lo sottoscriverà avrà un vantaggio economico, grazie al tasso di interesse, sapendo che quei soldi saranno utilizzati per Ma l'Art Bonus non ha funzionato... Fassino: «L'Art Bonus non è stata ben promosso e soprattutto aveva una scadenza. Per questo lanceremo una campagna ad hoc, individuando un luogo simbolico . Pensiamo a Villa della Regina. Completeremo il recupero con una sorta di bond Città di Torino dedicato a un progetto artistico preciso». «Bisogna semplificare. Berlino è un caso scuola: semplifica la vita ai talenti che vogliono impiantare scuole, start up, imprese, atelier. Da noi ci vogliono mille autorizzazioni. Sperimentiamo un'area a burocrazia zero. Così si verrà a Torino in quanto luogo che facilita». Si è parlato di produzione culturale, di eccellenze e creatività, di un nuovo mecenatismo e di sostenibilità. Non c'è l'esigenza di una maggiore selezione di eventi e investimenti? Fassino: «A patto che tutte le volte che si seleziona qualcosa non facciate articoli con titolacci sulle chiusure. Devo dire però che se guardo alla programmazione culturale di Torino, onestamente, avrei difficoltà a dire che l'attuale palinsesto può fare a meno di qualcosa. Possiamo rinunciare al festival del jazz, che ci ha permesso di riscoprire una vocazione della città, ad Artissima, al Torino Film Festival È difficile togliere perché siamo in un sistema che produce eccellenze. Se mai ci dobbiamo porre il problema di come consolidare l'eccellenza, attraverso la produzione. Possiamo fare il salto e diventare «Più che pensare ai tagli, occorre agganciare il sistema ai punti di eccellenza. Indirizzare le risorse dove c'è il buono che diventa ottimo e l'ottimo che diventa eccellente». «Nella creatività si può fare selezione. Il programma che abbiamo lanciato, "Ora!", è aperto e competitivo su scala nazionale, riservato a chi voglia portare qui progetti e produzione». «Se punti sulla produzione, sulla creatività valorizzi anche le risorse della città, il giacimento di risorse culturali, dal teatro, al design, altra eccellenza della città». «Questo va nella direzione della storia culturale di una città in cui si progetta e si fa: qui c'è una cucina più che una sala da pranzo». «Ultimamente abbiamo privilegiato la sala da pranzo rispetto alla cucina. Bisogna ricominciare a fare cucina». «Pensiamo alle riconversioni di altre città in Gran Bretagna. Qui abbiamo le grandi risorse del collezionismo privato, a Sheffield devono chiedere altrove. Quanto al rapporto tra pubblico eprivato, a livello italiano, non «Pensiamo all'Egizio come esempio di governanca. In assoluto la prima esperienza in Italia». «Torino fa fatica a comunicarsi, a uscire fuori dalla città e dal territorio, c'è una sorta di ritegno collegato alla natura sabauda. Ma tante cose dovrebbero essere comunicate meglio anche per attrarre investimenti. Bisogna comunicare ed esportare questo modello». Come si può esportare il modello torinese, dal momento che funziona? Fassino: «Non bisogna essere presuntuosi. Sabaudo? No anzi, sono orgogliosissimo di Torino, mi batto per dare alla città l'orgoglio di sé. Ma non c'è un modello da esportare, c'è piuttosto un'esperienza che dice come la cultura sia un fattore costitutivo del modello di sviluppo di questa città. Abbiamo bisogno di rafforzare il marketing territoriale, il brand, su cui lanceremo un concorso internazionale. Chi viene qui "scopre" Torino, perché l'immagine che si ha è ancora della città industriale del '900. Più che un modello da esportare, è piuttosto un'esperienza da offrire: poi uno sceglie quello che vuole». «La Consulta fa uno sforzo per esportare il modello, cercando progetti in Piemonte su cui allargarsi, sia contatti fuori: per esempio stiamo seguendo l'idea di una Consulta a Parma, a cui partecipare». «Il nostro rispetto ad altri è già un sistema integrato ». «Sì, per tre motivi: la pianificazione, la continuità amministrativa e il sistema di governance collegiale. Ci hanno aiutato molto le Olimpiadi e da lì si è proseguito». «Sono temi interessanti, mi chiedo se questo non possa diventare un tavolo di confronto periodico in cui arricchire la logica di sistema». «Qualcuno pensa che siamo una sorta di "cupola" autoreferenziale, ma uno dei punti di forza del sistema è che siamo aperti a ospitare talenti da fuori». Che tipo di categorie di lavoro si possono immaginare? Fassino: «Ci sono gli operatori della cultura, lavoratori in varie forme. Pochi sanno che Torino è anche la capitale dei fumetti e dei cartoni animati «La rivoluzione digitale è una grossa componente delle nuove forme di lavoro e occupazione. L' intreccio tra la vecchia città degli ingegneri e operai e questo mondo è molto più forte di quanto si pensi». «Parlando di gaming, si pensava anche alle Ogr come possibile casa per questo filone, per fare in modo che i talenti non debbano emigrare altrove». «Chi sviluppa App e game oggi fa anche cultura. I profili sono molto più labili». Torino può diventare quell'area sperimentale a burocrazia zero auspicata da Asproni? Fassino: «Chiederò al ministro Franceschini di fare di Torino un'area sperimentale per un progetto pilota di sviluppo della creatività sui giovani talenti. L'obiettivo è diventare un porto franco per la cultura giovanile». Fassino: "È un errore contrapporre industria e arte contemporanea perchè sono connesse" Gastaldo: "Non siamo una sorta di cupola Un nostro punto di forza è che siamo aperti"