IL DOSSIER Nel giorno in cui il premier Matteo Renzi firma la delibera sui fondi Cipe per la Sicilia, sbloccando di fatto i contratti con i forestali, si apre un'altra pagina dell'emergenza senza fine nei conti della Regione. Nel calderone dei 51 milioni di euro bloccati dalla giunta per far fronte a un buco improvviso nei conti 2015, a causa di mancate entrate rispetto alle previsioni, ci sono i fondi per i disastrati musei regionali, quelli per le borse di studio universitarie e, ancora, i finanziamenti per le scuole. Insomma, c'è davvero di tutto, e colpisce che a novembre non siano state impegnate somme vitali per l'amministrazione, a partire da quelle per i musei. Come criterio per il blocco della spesa, infatti, l'assessore all'Economia Alessandro Baccei ha puntato soprattutto sui capitoli di bilancio che non avevano ancora impegni di spesa vincolanti. In sintesi, su quanto ancora non era stato utilizzato dai dipartimenti. Si scopre così che su appena 1,4 milioni di euro per il funzionamento dei musei regionali non erano stati spesi ben 584 mila euro. E adesso oltre un terzo delle somme sarà bloccato. Ma come è stato possibile non arrivare a spendere queste somme, nonostante nei musei di Sicilia tutti i dirigenti lamentino carenze di risorse per l'ordinaria manutenzione, dalla semplice pulizia dei locali all'acquisto di una lampadina, per non parlare dell'assenza di qualsiasi brochure, causa fondi insufficienti? Dal dipartimento Beni culturali ribaltano la domanda: «Se ci dicono di spendere le somme entro dicembre dice il dirigente generale Gaetano Pennino noi ci muoviamo sapendo che il termine è quello, se poi in corso d'opera cambiano le regole non può essere colpa nostra. Considerando inoltre i primi mesi dell'anno in esercizio provvisorio e la pausa estiva, i tempi per certificare la spesa si riducono. Nel frattempo le gare per gli appalti hanno tempi lunghi. Da qui il pasticcio, ma la colpa non è nostra». Di certo c'è che adesso un terzo del già risicato capitolo di spesa per il funzionamento dei musei è stato congelato, e di fatto tagliato: sulla carta queste somme dovrebbero essere rimpinguate il prossimo anno, ma considerando che il bilancio 2016 della Regione ha un buco da 2,4 miliardi e che allo Stato se ne stanno chiedendo ben 1,4, è difficile che si possano trovare altre somme. Nel lungo elenco di capitoli di spesa bloccati c'è anche dell'altro. Ben 1,4 milioni sono stati congelati dal capitolo per far fronte alla ricapitalizzazione di società in perdita, come l'Ast. Stop anche al fondo da 18 milioni di euro per i Comuni che hanno debiti con gli Ato rifiuti. La scure è caduta pure sul comparto istruzione: stop a 616 mila euro destinati alle «sperimentazioni» nelle scuole, a 143 mila euro per le attività sportive nelle università siciliane e a 100 mila euro per il funzionamento di accademie di belle arti e conservatori musicali statali. Bloccata anche la spesa di 228 mila euro per il contributo annuo alle università di Palermo, Catania e Messina per borse di studio in Medicina e chirurgia. Non riceveranno le somme gli armatori di imbarcazioni che hanno subito sequestri illegittimi nel Mediterraneo, visto che il relativo capitolo da 200 mila euro è stato congelato per la metà. Tra i fondi di fatto tagliati ci sono poi 4,5 milioni di euro per l'acquisto di beni informatici, 1,5 milioni di euro per i contrattisti del Territorio e ambiente già messi alla porta nei mesi scorsi nonostante alcuni dirigenti generali li abbiano definiti a dir poco utili. Se la manovra da 51 milioni serve per mettere una pezza al bilancio 2015, ancora nel caos è l'avvio del bilancio provvisorio 2016. L'assessore Baccei ha chiesto di convocare la giunta per approvare lo schema tagliando spese per 1,4 miliardi di euro, cioè quello che in questo momento la Regione chiede allo Stato. Da Roma infatti arrivano pessime notizie: il tavolo di trattativa, convocato per oggi a Palazzo Chigi, è saltato. Il motivo? Le liti tra i renziani che fanno riferimento a Davide Faraone e il governatore Rosario Crocetta che ha nominato assessore alla Funzione pubblica Luisa Lantieri. Una decisione non gradita a Faraone ma soprattutto all'ex ministro Salvatore Cardinale, leader di Sicilia futura ormai alleata dei renziani anche a livello nazionale. In questo scontro è saltato un tavolo, che sulla carta era istituzionale, tra lo Stato e la Sicilia che ha problemi di bilancio anche per le manovre nazionali degli anni scorsi e del governo Renzi che hanno tagliato all'Isola oltre tre miliardi di euro. Molto di più rispetto a tutte le altre Regioni d'Italia eccetto la Lombardia, che però ha il doppio della popolazione.