«Anche il Papa forse teme di incontrarti», ha scritto Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera in una lettera di scuse (non poteva partecipare alla serata per un altro impegno) a Giulia Maria Crespi, fondatrice del Fai. Elegante, severa, lei ha ascoltato Gian Giacomo Schiavi e Salvatore Settis commentare "Il mio filo rosso" (Einaudi), biografia che si è regalata per ripercorrere 92 anni di vita. Dalle ricchezze di famiglia alle vicende che la portarono al timone di uno dei pezzi pregiati dell'informazione italiana, dove prese il posto del padre Aldo da metà degli anni '60 al '75. Parla di tutto la Crespi, anche degli Agnelli, che accusa di avere «sempre trattato il Corriere come un pallone con cui giocare quando gli conveniva». E aggiunge che ora «è una sofferenza vedere via Solferino così». Sala gremita con celebri amici di una vita e moltissimi parenti, tra cui l'esercito di amati nipoti. La tempra è inossidabile, bacchettate finali anche per Settis: «Voi critici difendete l'autonomia del pubblico, che non ha una lira. La battaglia del Fai è questa: controllare la gestione privata dei beni». E cita la Certosa di Pavia: «Va a pezzi, la prenderò in comodato d'uso». (simone mosca)