«Vediamo che cosa decide la giustizia amministrativa. Noi siamo sicuri di avere ragione, ne siamo assolutamente persuasi e lo studio degli atti mi conforta». Parla così Luigi de Magistris (nella foto) a poche ore dalla presentazione del ricorso al Tar contro la nomina del commissario Salvatore Nastasi, incaricato dal premier Matteo Renzi di coordinare le operazioni di bonifica e riqualificazione di Bagnoli. Un commissario con cui il primo cittadino non vuole neanche parlare: «Se, come riteniamo - spiega de Magistris - il presidente del Consiglio si è reso responsabile di una grave violazione costituzionale, noi non andiamo a dialogare con chi è il prodotto di un abuso. Vediamo che cosa dice la giustizia amministrativa, se c'è un abuso il commissario deve fare un passo indietro e deve andare via. Se qualcuno ci dirà che è tutto regolare, che tutto funziona, poi si vedrà. Ma riteniamo che non sia così perché siamo convinti delle nostre ragioni e quindi quell'abuso deve essere eliminato. Non accettiamo l'espropriazione della democrazia a Napoli, non accettiamo questa prepotenza istituzionale del governo, questa presa in giro». Al ricorso sta lavorando il legale Fabio Ferrari, a capo dell'avvocatura comunale: «A nostro parere ci sono serissime ragioni anche costituzionali per annullare il provvedimento. Chiederemo al Tar di trasferire gli atti alla Consulta e sospendere il commissario», afferma. Neanche l'annuncio del premier di aver pronti 50 milioni per Bagnoli distoglie dalle sue posizioni il sindaco: «Non vorrei che fossero sempre i soliti fondi che girano ormai da due-tre anni, ma se anche il governo ha stanziato questi soldi, che tra l'altro sono pochi, dovranno essere gestiti secondo Costituzione dagli organi deputati a farlo: il Comune e la città di Napoli». Da Palazzo San Giacomo respingono con indignazione le accuse di immobilismo, compreso quella di tenere fermi nelle casse del Comune circa 70 milioni già stanziati in passato dallo Stato per la bonifica: «Parlando di anni di immobilismo Renzi si riferisce al partito di cui è segretario - spiega de Magistris - perché facendo un'accusa agli ultimi vent'anni, si rivolge a chi ha governato questa città: Iervolino e Bassolino, che sono riferimenti del Partito democratico che egli adesso guida. Io posso parlare per me, degli ultimi quattro anni, e se non ci fosse stato l'intervento del presidente del Consiglio, noi saremmo ripartiti alla grande con Bagnoli. Abbiamo messo in campo una serie di azioni: pensiamo alle procedure per lo scioglimento di BagnoliFutura, la salvaguardia dei lavoratori e il piano su Bagnoli che abbiamo approvato, con correttivi sotto il profilo urbanistico, garantendo spiaggia pubblica, lungomare, balneabilità, parco, archeologia industriale, nuove abitazione a prezzi agevoli e piccole e medie imprese. Non capisco perché non si possa far ripartire Bagnoli con poteri ordinari ». Su Bagnoli, secondo il sindaco, c'è il rischio di speculazione: «Non siamo contro i privati, siamo favorevoli agli imprenditori sani del territorio, non ai "prenditori". Quando Renzi parla di immobilismo, forse si riferisce al passato, ma nel passato più che immobilismo c'è stata speculazione. Siamo contro immobilismo e speculazione. Siamo persuasi del fatto che il commissariamento apre la strada a un nuovo periodo di deregulation, di poteri speciali, di concentrazione del potere e quindi non di rilancio effettivo di Bagnoli».