Oltre le Colonne c'è una basilica di grande bellezza ma poco amata dai milanesi e dai turisti. Le iniziative per la riscoperta promosse dalla Cattolica. A cominciare dal nuovo allestimento della cappella di Sant'Aquilino IMPREZIOSITA da pareti ricoperte di marmi e colorati mosaici e da una copertura d'oro, nel Cinquecento la basilica di San Lorenzo era ritenuta "una delle chiese più belle d'Italia" come scrisse il vescovo Verano di Cavaillon dopo un lungo viaggio nel nostro paese. Oggi, millecinquecento anni dopo, è uno dei tanti edifici di Milano ingiustamente dimenticati, assediato dalla movida che ogni sera la nasconde al pubblico e vittima del successo delle sue colonne (un tempo parte dell'ampio atrio d'ingresso), molto più conosciute sia dai turisti che dagli stessi milanesi. Invece la basilica di San Lorenzo Maggiore «è uno dei monumenti della città tardoantica e paleocristiana più straordinari e ben conservati, paragonabile alla chiesa di San Vitale di Ravenna spiega Silvia Lusuardi Siena, professoressa di archeologia dell'università Cattolica -. Per questo dovrebbe essere inserita nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'Unesco ». Nell'attesa, si cerca di riaccendere i riflettori su un complesso poco valorizzato con un nuovo allestimento della Cappella di Sant'Aquilino, uno dei tre corpi annessi alla basilica nel 410, quello dove la stratificazione del tempo è più evidente e i mosaici originali si sono meglio conservati, come la nicchia che raffigura Cristo fra gli apostoli in un prato fra due specchi d'acqua, unica scena intera rimasta in tutta la chiesa. L'allestimento è un percorso didascalico composto da una decina di pannelli informativi che ricostruiscono la storia dell'edificio, due teche dove sono raccolti una parte dei reperti archeologici accatastati per anni nel matroneo del corpo centrale e un video che mostra, con una passeggiata ideale, come doveva essere la galleria superiore della cappella, un tempo interamente decorata, oggi vietata al pubblico per problemi di sicurezza. «Abbiamo cominciato a mettere in ordine, ripulire e studiare il materiale recuperato durante gli imponenti scavi degli anni Trenta continua Lusuardi, curatrice dell'allestimento insieme a Elisabetta Neri . Abbiamo costruito un percorso che aiutasse a immaginare e capire l'antico splendore di questo luogo. È solo l'inizio perché diverse testimonianze ci hanno dimostrato come questa chiesa fosse ricca di decorazioni, ma almeno siamo partiti». Il primo passo è stato possibile grazie a un finanziamento della Regione Lombardia e all'attività didattica dell'ateneo che il 12 dicembre organizza una giornata di studi in cui gli stessi specializzandi racconteranno il lavoro svolto nei mesi scorsi. Intanto il pubblico è invitato a farsi guidare fino alle origini della chiesa, costruita alla fine del IV secolo d.C. in parte con le pietre dell'anfiteatro romano che sorgeva a pochi metri di distanza un pannello nel sotterraneo mostra l'anello esterno da cui sembra siano stati presi -, ricostruita più volte tra Medioevo e Rinascimento in seguito ai numerosi crolli della cupola, motivo delle sue attuali pareti spoglie. A commissionarla si crede sia stato lo stesso imperatore Teodosio o, come vogliono alcune fonti, la figlia Galla Placidia.