È come se i ladri di Castelvecchio ci avessero preso l'anima. Ma come, con Parigi e ora col Mali, come si fa a preoccuparsi di Pisanello, Mantegna, Bellini, Tintoretto, Rubens...? E invece no: quando a Churchill chiesero di tagliare gli ultimi fondi per la cultura, durante la guerra e mentre Londra era sotto i bombardamenti nazisti, egli rispose così: «e allora, per che cosa stiamo combattendo?» Il furto di Castelvecchio è in realtà una rapina: la tipica 'rapina in villa' del Nordest applicata ad un museo. E a che museo! Se questo episodio pazzesco diventasse un modello, il nostro patrimonio culturale (e i suoi poveri custodi) sarebbero in serio pericolo. Perché sono pochissimo protetti. Castelvecchio ha un'ottima direttrice, Paola Marini, la cui prossima promozione alla guida dell'Accademia di Venezia è stata una delle poche buone notizie del reality franceschiniano di questa estate, Chi vuol esser direttore. Ma è un museo comunale che è stato massacrato dai tagli al bilancio, e che ora era difeso da una sola guardia giurata (col furgone del quale i ladri sono scappati)! Il sindaco Flavio Tosi, che ora si straccia le vesti, dovrebbe battersi il petto per aver gettato soldi ed energia in qualunque sciocchezza (dalla copertura dell'Arena, al terrificante Museo Amo di Palazzo Forti, dalla paccottiglia di Giulietta col Museo dell'amore di Federico Moccia, che iddio lo perdoni, alla cosiddetta valorizzazione, leggi massacro, dell'Arsenale Asburgico... ) invece che investire nella tutela del vero tesoro della città. Può darsi che si tratti di un furto su commissione, anche se hanno rubato le cose più ovvie, mescolandole però a dipinti di scarso valore commerciale. Dunque, non è ancora per nulla chiaro cosa stia dietro questa violentissima aggressione. Ora è imperativo recuperare tutto, subito: prima che ai quadri possa sucedere qualcosa, o prima che spariscano all'estero. Non si può nemmeno pensare che non rivediamo più quelle opere: che sono come persone, interlocutori del nostro colloquio spirituale, da secoli vivi cittadini di Verona e del mondo. Poi, subito dopo, bisognerà ascoltare questo incredibile campanello d'allarme. E correre ai ripari.
Verona: la 'rapina in museo' e i tagli alla cultura
Il furto di Castelvecchio a Verona è stato definito come una "rapina" e un "furto di massa". I ladri hanno rubato opere d'arte di scarso valore commerciale, mescolandole a dipinti di maggiore valore. Il sindaco Flavio Tosi è stato criticato per aver investito in progetti di valorizzazione della città piuttosto che nella tutela del patrimonio culturale. Il direttore del museo, Paola Marini, è stata elogiata per la sua gestione. Il furto è stato definito come un "attacco alla cultura" e un "pericolo per il patrimonio culturale". È stato richiesto di recuperare le opere rubate e di ascoltare il campanello d'allarme per evitare ulteriori danni.
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