Tutte le eccezioni sono state bocciate e il processo Mose resta unitario. Ieri il gup ha detto no alle richieste delle difese, in particolare quelle degli imputati principali, ovvero Altero Matteoli, Giorgio Orsoni (nella foto ) e Lia Sartori. Il primo aveva chiesto di cambiare giudice e andare a Roma, gli altri due volevano il monocratico. I pm poi hanno chiesto il rinvio a giudizio per 8 degli 11 imputati: in tre faranno l'abbreviato. VENEZIA. Tutti insieme. Non molto appassionatamente, come diceva il film, ma il processo Mose non perde nessuno dei suoi 11 imputati. Ieri mattina il gup Andrea Comez ha rigettato tutte le eccezioni degli imputati, in primis quelle che puntavano a cambiare giudice. Le difese dell'ex ministro Altero Matteoli e dell'imprenditore Erasmo Cinque, accusati di corruzione per aver ricevuto soldi e favori dal Consorzio Venezia Nuova, avevano infatti sollevato un'eccezione di incompetenza territoriale, affermando che i pagamenti delle eventuali (ma da loro contestate) mazzette sia i soldi portati dal direttore finanziario di Mantovani Nicolò Buson, sia il saldo delle fatture per i lavori di bonifica di Porto Marghera sarebbero avvenuti a Roma. Il gup invece è stato di parere contrario, dicendo che i contratti tra il Consorzio e la Socostramo di Cinque erano stati firmati a Venezie e che dunque saranno i magistrati lagunari a giudicarlo. «Siamo increduli, perché c'è un'indicazione specifica delle sezioni unite della Cassazione e lo stesso principio è stato applicato ad altri filoni di questo procedimento (quello di Marco Milanese mandato a Milano e un altro a Roma, ndr )», hanno commentato gli avvocati Francesco Compagna e Gabriele Civello. L'ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni e l'ex europarlamentare Lia Sartori, accusati di finanziamento illecito dei partiti, avevano invece chiesto di andare di fronte al giudice monocratico, ma il gup ha ritenuto la connessione probatoria imponga l'unità del processo. «Noi volevamo solo che questa vicenda venisse definita più velocemente», spiega l'avvocato di Sartori, Alessandro Moscatelli. Bocciata anche la richiesta dei difensori di Orsoni, gli avvocati Francesco Arata e Carlo Tremolada, di dichiarare nulli gli atti di indagine a cui aveva partecipato il pm Paola Tonini, accusata di conflitto di interessi per un rapporto professionale finito male con l'ex sindaco: il giudice ha dichiarato che non c'è alcun rilievo processuale, ma al massimo disciplinare, tanto che se ne sta occupando il Csm. Con una requisitoria di pochi minuti i pm hanno chiesto il processo per 8 degli 11 imputati. A sorpresa, infatti, ieri il difensore dell'ex segretario regionale della Sanità Giancarlo Ruscitti, l'avvocato Massimiliano Cristofoli Prat, ha chiesto il rito abbreviato per il suo cliente, accusato per un contratto ritenuto fasullo: «Vogliamo dimostrare subito la nostra innocenza», ha spiegato il legale. Ruscitti si aggiunge dunque al dirigente regionale Giovanni Artico e all'ex ad della Venezia-Padova Lino Brentan, che definiranno la loro posizione già di fronte al gup entro fine anno.