Pochi mesi dopo la nomina che l'ha riportato al vertice della Fondazione Ravello, Domenico De Masi ha firmato la lettera di dimissioni. Come hanno fatto anche Mario Rusciano e Paola Servillo, che hanno lasciato il cda, e Manuela Rafaiani, che si è dimessa da consiglio di indirizzo. Al centro delle polemiche interne le nomine di segretario generale e direttore artistico. Napoli. Un terremoto scuote Ravello. Pochi mesi dopo la formazione del nuovo consiglio d'amministrazione della Fondazione, con il ritorno al vertice di Domenico De Masi, il sociologo ieri ha firmato la lettera di dimissioni dall'incarico e l'ha inviata alla Regione Campania, alla Provincia di Salerno e al Comune di Salerno. Con il presidente lasciano il cda Mario Rusciano, il giurista napoletano che De Masi aveva richiamato, e Paola Servillo, sorella di Toni e Peppe e già direttrice di «Settembre al Borgo» a Caserta. Contemporaneamente Manuela Rafaiani, anche lei «ingaggiata» da De Masi, ha presentato le dimissioni dal consiglio di indirizzo. Insomma, tre mesi dopo l'inizio di quella che sembrava una stagione di pace ritrovata, la tensione risale bruscamente. Nessuno dei protagonisti del clamoroso abbandono parla, probabilmente in attesa che le lettere di dimissioni arrivino ai destinatari e che questi si pronuncino, soprattutto il governatore Vincenzo De Luca. Ma i motivi dello scontro silenzioso che ha provocato la rottura si conoscevano già. L'atmosfera interna ha cominciato a deteriorarsi quando s'è arrivati alla nomina del segretario generale e s'è iniziato a discutere della scelta del nuovo direttore artistico dopo la rescissione anticipata dei contratti di Secondo Amalfitano e Stefano Valanzuolo. Il segretario dovrebbe essere una sorta di braccio operativo, la longa manus del presidente. Infatti De Masi sostenuto da Rusciano era propenso a una scelta diretta che il presidente avrebbe voluto far ricadere sul pugliese Giancarlo di Paola, suo uomo di fiducia. Il fronte opposto, che fa riferimento al sindaco Paolo Vuilleumier, il quale è anche uno dei dieci componenti del consiglio di indirizzo, per motivi di trasparenza, ha però insistito per un bando pubblico nazionale. Quanto a di Paola, il manager sarebbe stato accettato soltanto come consulente. Cosa poco gradita al presidente, che si presta a titolo gratuito come i consiglieri, e quindi cerca di avere almeno le mani libere dai vincoli burocratici tipici di una amministrazione pubblica. Il fronte più radicato sul territorio, dal canto suo, mal sopporta proprio quella che considera una propensione al decisionismo da parte di De Masi. Sta di fatto che, per così dire, ora la palla passa a un altro decisionista, il governatore De Luca, che però inizialmente puntava su Vittorio Sgarbi alla testa della Fondazione e successivamente, dopo aver nominato presidente Domenico De Masi, non s'è più interessato alla questione Ravello. Il risultato è che ora è in pericolo il Festival, se non si troverà subito una soluzione in grado di riportare la pace. È impossibile infatti che la nomina di una nuova leadership possa arrivare prima del periodo festivo, e l'inizio del prossimo anno potrebbe già essere troppo tardi. Dopo che è già saltata l'idea iniziale di una prima rassegna invernale da organizzare a Natale, adesso rischia di naufragare anche il tradizionale programma estivo del Festival.