Sul mercato immobili per un valore di 1,3 miliardi. Ad acquistare devono essere i privati. a href"http:www.patrimoniosos.itrsol.php?opgetarticleid12156" target"new" Per visualizzare il decreto e i relativi allegati con l'elenco dei beni, cliccare qui a ROMAI militari svendono. AAA cedesi caserme, poligoni di tiro, fortini e casematte. Persine un faro alle Isole Tremiti. Prevista dalla Finanziaria 2005 la grande cessione degli immobili delle Forze Armate è sulla linea dipartenza. Ad accendere il semaforo verde è stato ieri un decreto pubblicato dalla Gazzetta ufficiale in base al quale 240 beni immobili, per un valore stimato tra 954 e 1.357 milioni di euro, sono stati individuati dal ministero della Difesa come «non più utili ai fini istituzionali», e dunque saranno ceduti alla Cassa Depositi e Prestiti, controllata dal ministero dell'Economia. In cambio della cessione di questi beni, la Cassa depositi e prestiti fornirà e al ministero della Difesa anticipazioni finanziarie pari al valore degli immobili individuati, stimato dall'Agenzia del Demanio per un importo complessivo non inferiore a 954 milioni di euro e, comunque, non superiore a 1.357 milioni di euro. Gli immobili, prevede il decreto, saranno formal-mente consegnati all'Agenzia del Demanio cui spetterà il compito di svolgere le procedure tecniche. Gli immobili entrano quindi a far parte del patrimonio disponibile dello Stato per essere assoggettati alle procedure di valorizzazione e dismissione di cui al decreto legge 351 del 25 settembre 2001. La Finanziaria prevede tuttavia che non potranno essere gli enti locali a d acquistare gli immobili che saranno posti all'asta, di conseguenza si prevede che saranno i privati a fare la parte del leone. Tra i 240 beni individuati c'è di tutto. Si va dalla ex base Nato Scatter di Calice Ligure (Sv) al Campo di Marte a Brescia, dalla Piazza d'Armi a Alessandria (ex campo sportivo militare) alla caserma Vittorio Veneto a Firenze. Nella lista il Forte Santa Sofia a Verona, l'aeroporto diPontecagnano (Sa), le caserme Chiarini, Masini, Mazzoni, Battistini e Sani a Bologna, il Torrione Francese di Gaeta (Lt), l'aeroporto di Guidonia in provincia di Roma, il Forte Tiburtino e Forte Bravetta a Roma. In vendita anche il complesso immobiliare dell'isola Palmaria a Spezia e la vecchia Palazzina Mameli a Milano. Nel mirino anche il poligono Tsn di Gallarate (Mi), una parte dell'aeroporto di Fano (Ps), lo stabilimento balneotermale di Acqui Terme (Al), il Faro di San Domino alle isole Tremiti (Fg), l'aeroporto del Prete di Vercelli. «Non stupisce che il ministro della Difesa e quello dell'Economia ignorino totalmente i valori della tutela ambientale e paesaggistica e una simile manovra ne è l'ennesima dimostrazione. L'operazione di messa in vendita di aeroporti, caserme, terreni e persino di un faro nell 'Arcipelago delle Tremiti è una parte dell'operazione di cartolarizzazione che questo governo sta portando avanti da alcuni anni con il soloscopodi rimpinguare le casse dello Stato e senza nessuna attenzione per il rischio di privatizzare aree paesaggistiche pregiate», ha commentato del presidente di Legambiente Roberto Della Seta. Se per gli immobili militari l'operazione di dismissione sembra affrettarsi, per la vendita delle case della Difesa tutto sembra incagliato. La cosiddetta Scip 3 che avrebbe dovuto fornire risorse per circa 1 miliardo di euro, è ferma: si attende infatti che il ministero della Difesa replichi alle osservazioni della Corte dei Conti che miravano ad ottenere regole in grado di salvaguardare gli inquilini coni redditi più bassi. «Ciononostante afferma Sergio Boncioli, leader dell'associazione "Casadiritto" gli sfratti sono già cominciati e ci aspettiamo misure a più largo raggio a partire da luglio». (r.p.)