Il nuovo direttore: dobbiamo far quadrare i conti. La priorità, l'accesso ai giornali Il neodirettore Luca Bellingeri è sbarcato ieri alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Per sette anni ha diretto la Biblioteca Estense Universitaria di Modena. Arriva in piazza Cavalleggeri con le idee chiare: nessuna preclusione ad aprire le porte alla cultura «oltre il libro». Anche allo spettacolo, volendo. E oltre: senza pregiudizi anche a «prodotti commerciali», in senso lato s'intende. « L'importante è che la cifra che otteniamo sia considerevole». «Sono un bibliotecario per caso». Luca Bellingeri, da ieri il nuovo direttore della Biblioteca Nazionale Centrale, non ha scelto, o voluto, fare questo mestiere. Ci è, di fatto, cascato dentro. Da ragazzo infatti sognava una cattedra all'Università in Storia medievale. E la Sapienza lo avrebbe anche accontentato, se non fosse che «mi ci sono ritrovato e me ne sono subito innamorato». E ora sono «30 anni esatti» da quando ha iniziato a dedicare tutto se stesso, con una passione e una dedizione che gli riconoscono anche dai piani più alti del ministero, alle biblioteche statali. «Erano passati solo pochi mesi dalla vittoria del concorso, a cui avevo partecipato in attesa di quello universitario, quando andai dal mio professore e gli dissi: sono felice così». Per sette anni ha diretto la Biblioteca Estense Universitaria di Modena. Negli ultimi sei mesi è stato richiamato a Roma come dirigente ispettore al Segretariato generale del ministero dei Beni culturali con la missione di «verifica della regolarità dell'attività e della gestione degli istituti dipendenti e degli enti vigilati». Insomma, una specie di «poliziotto» all'interno della macchina amministrativa. Anche se, dice, «non mi piace questa definizione». È arrivato ieri a Firenze: toccata e fuga in Biblioteca, dalle 11 alle 19. «Ho portato con me solo una penna. Non una qualunque però, è quella che mi hanno regalato nel 2007 quando lasciai la Nazionale di Roma e con la quale ho firmato tutti i contratti da allora, compreso quello che mi ha portato qui». Una specie di portafortuna. Il tempo di conoscere il personale. E ripartire già in serata per Roma. Dove sbrigare le ultime cose. «Torno lunedì, e cominciamo». Nel frattempo in piazza de' Cavalleggeri sabato alle 18 inaugura la mostra La Terra Guasta. T.S. Eliot e la Street Art . Con tanto di concerto. E lui è già contento, gli piace che la biblioteca si apra all'arte, alla cultura «oltre il libro». Anche allo spettacolo, volendo. E oltre: porte aperte anche a «prodotti commerciali», in senso lato s'intende, che la Nazionale può ospitare. «Entro certi limiti, se non c'è danno al servizio e valutando caso per caso senza preclusioni di alcun tipo spiega si può ragionare di tante cose. L'importante è che la cifra che otteniamo sia considerevole», e quindi che la Biblioteca non venga svenduta. Spieghiamola meglio. «So che in passato qui ci sono state polemiche per attività estranee alla vita della Biblioteca» e ogni riferimento a sfilate di moda, esibizioni di golf, nottate «disco» anni Settanta con pantaloni a zampa non è affatto casuale. «Vede prosegue l'autonomia finanziaria è un giocattolo pericoloso di cui ancora non conosciamo bene le potenzialità. È stata anche un boomerang visto il taglio netto di finanziamenti che ne è scaturito, quasi come se, nemmeno fossero musei o teatri, le biblioteche avessero potuto mettere un biglietto d'ingresso». Qualcuno, dice, «ha reagito come ha potuto». Per questo anche lui, così come il suo predecessore Maria Letizia Sebastiani, non è affatto contrario a certe «aperture». Per esempio «la sfilata di moda, da qualcuno ritenuta non consona, a me non sarebbe dispiaciuta per niente». Sempre premettendo quel grande «se» di cui prima: «Se la cifra che pagano ne vale la pena, perché no?». Pragmatico. È questo il primo aggettivo che viene alla mente per descrivere la personalità del dirigente che ora prende il testimone della Sebastiani che ha lasciato la poltrona fiorentina all'improvviso, un mese fa, per andare a dirigere l'Istituto centrale per il restauro del libro. «Quello che so è che non esiste un metodo giusto per mandare avanti una biblioteca. Non c'è un'unica chiave che apre tutte le porte. La mia "chiave" è la consapevolezza della necessità di sapersi adattare». Non una Biblioteca Nazionale che assomigli alle idee e ai desideri di Luca Bellingeri, dunque. Ma Luca Bellingeri che «si adatta, con spirito flessibile, sapendo che qui dentro sono quello che ne sa di meno, e che per questo sarà molto importante la mia capacità di ascoltare le opinioni di chi in questo luogo ci lavora da trent'anni». Pragmatico anche nel premettere: «La Nazionale è un ente autonomo, tra le qualità richieste al mio ruolo c'è anche la capacità di far quadrare il bilancio». Certo, «dopo solo sette ore in questo ufficio» è presto per iniziare a capire come sarà «la Biblioteca che vorrei». È presto per «dare un ordine alle priorità». Ma qualche idea preliminare, ben chiara, se l'è già fatta: «Mi piace una Nazionale che non sia appannaggio né dei professori e dei ricercatori, né degli studenti. La Biblioteca non è "di nessuno" ma "di tutti", senza contrapposizioni». Prima di tutto una biblioteca è «un servizio», per questo «ci sarà sicuramente, tra le mie priorità, quella di intervenire sui servizi in difficoltà, come il problema dell'emeroteca» con i suoi 13 km di giornali e riviste ammassati al Forte Belvedere in attesa di tornare alla piena fruizione. Ma anche il laboratorio di restauro di Sant'Ambrogio, pesantemente sotto organico e tra i più importanti in Europa.
Firenze. Privati in Nazionale? Sì, se pagano
Il nuovo direttore della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Luca Bellingeri, è arrivato ieri e ha già espresso la sua visione per il futuro della biblioteca. Ha affermato che la priorità è far quadrare i conti e che la biblioteca deve essere aperta a diverse attività, come lo spettacolo e i prodotti commerciali, entro certi limiti. Ha anche espresso la sua disponibilità a svolgere un ruolo di "poliziotto" all'interno dell'amministrazione per garantire la regolarità dell'attività e della gestione. Bellingeri ha anche espresso la sua ammirazione per la cultura e la cultura oltre il libro, e ha affermato che la biblioteca deve essere un luogo di incontro per tutti.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo