Posti un albero e un cippo al Giardino dei Giusti per l'archeologo Khaled Al Asaad ucciso dall'Isis per aver difeso i reperti siriani. E il Pirellone s'illumina: Je suis Paris La città si ribella contro i crimini dell'Isis e si mobilita. Ieri, prima al Giardino dei Giusti del mondo al Monte Stella, dove un cippo e un albero sono stati posti in memoria di Khaled Al Asaad, il custode di Palmira l'antica città della Siria, punto d'incontro tra Oriente e Occidente , nel pomeriggio al Piccolo Teatro, i milanesi hanno risposto in massa all'invito del sindaco Giuliano Pisapia che chiede «un impegno quotidiano per un futuro senza violenza». Ieri sera la scritta «Je suis Paris» ha illuminato il Pirellone, sede del consiglio regionale. L'assessore al Welfare Majorino ha poi chiesto all'Inter, che domenica gioca in casa, di esporre nello stadio Mezza il tricolore «perché sia visibile in tutto il mondo». Al Piccolo Teatro, dove l'incontro s'era aperto con un minuto di silenzio, il sindaco ieri sera ha aggiunto: «Questa non è una guerra di religioni. Khaled, torturato e ucciso dall'Isis, era un arabo, era musulmano». Ricordare Khaled, «un eroe normale che sapeva cosa voleva fare l'Isis a Palmira, annientare l'identità di un popolo», seminare il terrore per «annientare la nostra capacità di reagire», come ha precisato il direttore del Corriere della Sera , Luciano Fontana, è un dovere come quello di ricordare Valeria Solesin, la studentessa veneziana morta venerdì scorso nella strage del Bataclan. È stata la storica Eva Cantarelli ad avvicinare le due figure: «Morti così diverse, Khaled anziano, Valeria una giovane studentessa, ci dicono come i terroristi vogliono cancellare il ricordo del passato e la speranza del futuro. E questo vuole dire annientarci». Ad ascoltare in platea al Piccolo, come in mattinata al Monte Stella, c'erano molti consiglieri comunali di maggioranza (assente l'opposizione) e gli assessori Rozza e Balzani, il presidente del Consiglio Basilio Rizzo. Ed esponenti della cultura, a ricordare come proprio la «cultura sia il fondamento della pace». Tra loro la Soprintendente alle Belle Arti della Lombardia Antonella Ranaldi: «La strategia di annullare la testimonianza della storia iniziò nel marzo 2001 con la distruzione dei Buddha in Afghanistan e fu la dichiarazione di guerra dei talebani». L'archeologo Paolo Matthiae, scopritore di Ebla, l'antica città del bronzo, dal palco del Piccolo insieme alla collega Maria Teresa Grassi ha fatto vivere la figura di Khaled, «un uomo normale», torturato e ucciso il 15 agosto scorso a Palmira. E ha lanciato un appello perché l'Italia sia in prima linea per ricostruire le rovine e «restituire al popolo siriano il suo passato». Gabriele Nissim, presidente di Gariwo, ai giovanissimi studenti che tenevano alti cartelli con la scritta «Je suis Khaled» ha detto: «C'è un nuovo nazismo alle porte e noi dobbiamo sconfiggerlo». Un filo rosso collega l'accoltellamento di Nathan Graff alla strage di Parigi e ai tanti attacchi alla libertà di chi ama la pace, secondo il presidente dell'Ucei Renzo Gattegna. In mattinata, al Giardino dei Giusti era giunto il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Accanto al cippo di Khaled, fiori e l'elenco con i nomi delle 129 vittime di Parigi.