Al Teatro Franco Parenti di Milano ieri è andata in scena la vita di Giulia Maria Crespi, signora del Novecento. Occasione, la presentazione del libro autobiografico, Il mio filo rosso. Il «Corriere» e altre storie della mia vita (Einaudi, pagine 454, e 22). Come negli spettacoli tanto attesi, il teatro era pieno in ogni ordine di posti. Davvero un pubblico da grandi occasioni. Sul palco, oltre alla signora Crespi, la padrona di casa Andrée Ruth Shammah, che ha legato narrativamente i vari interventi, e i tre «recensori» d'eccezione che si sono divisi i tre capitoli in cui è diviso il libro: lo storico dell'arte Salvatore Settis si è occupato della parte riguardante la nascita del Fondo per l'ambiente italiano, fondato da Giulia Maria Crespi con Renato Bozzoni nel 1975; Giangiacomo Schiavi, editorialista del «Corriere della Sera», ha parlato della lunga e appassionante stagione, dal 1960 al 1974, in cui Giulia Maria ha fatto parte del consiglio di amministrazione del giornale di via Solferino (e prima Schiavi ha letto una lettera dell'ex direttore del «Corriere», Ferruccio de Bortoli); Fabio Brescacin, infine, ha trattato la cura per l'agricoltura biodinamica, anche attraverso l'opera pionieristica svolta nell'azienda nel parco del Ticino, «La Zelata». Quale il senso di una serata come quella di ieri al Teatro Franco Parenti? Non certo soltanto un'occasione mondana (c'erano davvero tutti) ma l'omaggio di una città a una sua tenace protagonista che ha avuto una vita davvero ricca e che ancora oggi non ha smesso di combattere. Teme gli adulatori, dice, e si riconosce nelle parole dell'enciclica di Papa Francesco sul creato, la Laudato si' , un testo che, colpevolmente, molti ambientalisti non hanno ancora letto, lamenta la fondatrice del Fai. Quasi due ore di interventi non sono riusciti a stancare il pubblico che a volte ha interrotto con applausi questa pièce sui generis . Quando la signora Crespi ha dato giudizi taglienti sulle proprietà passate e presenti del «Corriere» (a cominciare da Gianni Agnelli). O quando ha invocato un intervistatore che avesse tanto coraggio da raccogliere le sue verità sul disastro di Pompei, sui diserbanti della Monsanto e sui peccati dell'editoria italiana.