La giunta ha preso il pennarello rosso e rivisto articoli e postille, ma sui vent'anni non è stata tira una riga: come anticipato dal Corriere, alcuni paragrafi di statuto e concessione a uso gratuito di Brescia Musei sono stati corretti. La durata, però, resta la stessa: la fondazione gestirà il patrimonio per vent'anni. «Abbiamo raccolto le osservazioni dell'opposizione che ci sembravano più appropriate dice il vicesindaco Laura Castelletti . Ma la concessione punta a ottenere adeguati investimenti per valorizzare i nostri beni: i privati non staccano assegni se non sono previsti piani a medio-lungo termine». La Loggia, comunque, manterrà il controllo: può stracciare il contratto nel caso in cui Brescia Musei non rispetti i patti. La fondazione dovrà spedire programmazione annuale, triennale e business plan: «I controlli sono stretti» fa sapere il vicesindaco. Oltre ai parametri fissati nella convenzione, ci sarà un secondo livello di verifica. Lo spiega il sindaco Emilio Del Bono: «La governance: ci sarà un'assemblea dei soci per l'approvazione di bilancio, l'ingresso di nuove persone nel cda (come suggerito dalle opposizioni non potranno esserci più di otto poltrone, ndr) e le modifiche statutarie. Quello dei vent'anni è un problema secondario, ma anche una scelta che ci consente di puntare sul patrimonio: l'anno scorso i musei hanno avuto 130 mila visitatori, nel 2013 erano 90 mila. Vorrei arrivare ai 200 mila. Inizieremo anche a lavorare sul Castello: diventerà come il Teatro Grande, aperto tutto l'anno, e valorizzeremo i musei delle Armi e del Risorgimento». Tutto il resto è un dibattito da legulei: «non accetto critiche da chi ha buttato via 750 mila euro con lo scandalo Artematica». La concessione arriverà in consiglio venerdì: ieri c'è stata la terza commissione consigliare. Laura Gamba, Cinque Stelle, ha votato contro: porterà in Loggia 40 emendamenti. In sintesi: la figura del direttore è plenipotenziaria, va contenuta. Nini Ferrari, Civica X Brescia, cita l'articolo due dello statuto: «Brescia Musei poteva dare in appalto il patrimonio anche senza questa concessione».