Conclusioni del Convegno "R. Bianchi Bandinelli" Così il Ministero si spacca in due. Agenzia Turismo e Sottoprefetture Dai relatori sono venuti sui Musei, Biblioteche, Archivi e Formazione analisi, dati oggettivi, cifre, proposte sulle quali ora come ora mi sembra riduttivo aprire un dibattito fra quanti sono presenti a quest'ora all'Archivio di Stato di Sant'Ivo alla Sapienza. Solleciterei invece l'Associazione Bianchi Bandinelli ad indire una riunione apposita entro un tempo ragionevole proprio per aprire un confronto su tutta la massa critica - ed è tanta - emersa questo pomeriggio. Anche perché la prevista Giornata di protesta già prevista per fine novembre è stata rinviata al 7 maggio perché coincideva con lo sciopero generale del pubblico impiego. Detto questo, vorrei notare come anni or sono il dibattito generale vertesse in modo appassionato sul dilemma Ministero per i Beni culturali o Agenzia Speciale, fra tutela essenzialmente centralizzata e tutela invece regionalizzata, fra un neo-centralismo illuminato e un federalismo consapevole. Un dibattito comunque alto. Che oggi non ha molto fondamento. Nel senso che le Regioni non rivendicano più alcuna competenza e anzi non difendono neppure quelle che hanno quando, come è avvenuto di recente, per i Beni librari tornati al Centro nel silenzio generale. Oppure le difendono - vedi paesaggio - laddove maturano interessi corposi che il Piani paesaggistici dimagrirebbero notevolmente e che le Regioni lasciano in un limbo indistinto. Il governo non li sollecita e procede con sue "riforme" che apparentemente non investono il tribolato rapporto Stato-Regioni, ma che in realtà sbancano e forse spaccano lo stesso Ministero. Il governo Renzi punta infatti da un lato alla valorizzazione turistico-commerciale del patrimonio che più si presta (in teoria) a fruttare denari e dall'altro svuota la tutela di contenuti e strumenti sottomettendola, con la legge Madia, ai Prefetti (immagino che si rivolti nella tomba Luigi Einaudi il quale li definiva "una lue" napoleonica chiarendo, nel suo saggio "Via il prefetto !" del 1944: "Democrazia e prefetto repugnano profondamente l'una dall'altro"). Soprintendenze sottomesse come altri servizi pubblici alle Prefetture e quindi al Viminale dove del resto ha sede il solo organismo che disponga di fondi per i beni culturali, cioè il Fondo per l'Edilizia di Culto (Fec) che cura manutenzione ordinaria e straordinaria in oltre 700 chiese di proprietà statale, fra cui molte delle più importanti chiese romane come il Gesù, Sant'Ignazio, Caravita, Sant'Andrea al Quirinale, Santi Apostoli, Santa Sabina, Santa Maria del Popolo, Santa Francesca Romana e molte altre. Quindi avremo da una parte una grande (si spera) Agenzia Viaggi e Turismo che si occuperà della valorizzazione dei Musei e di quanto può essere "messo a reddito" e dall'altra le Soprintendenze (che magari, per non urtare il premier Renzi, si chiameranno Sottoprefetture) per una tutela regolata con prudenza dai Prefetti. Del resto non era mai successo, se non negli anni del mussolinismo forse, che i Prefetti avessero tanto potere. Non era mai successo che ad un sindaco di Roma già sotto tutela prefettizia (Gabrielli) succedesse un altro prefetto, Tronca, proveniente dalla virtuosa Milano, e che questi nominasse una Giunta di altri Prefetti, alcuni venuti da Milano. Non era successo quando c'era in discussione il nuovo Auditorium di Roma - la più grande e riuscita opera culturale italiana dell'ultimo mezzo secolo (ma non si deve dire perché è romana e non milanese), divenuta il primo centro culturale e musicale d'Europa - e il commissario governativo aveva per esempio lasciato al suo posto quale suo collaboratore il professor Lucio Barbera docente alla Facoltà di Architettura della Sapienza assessore nella Giunta Carraro. Dal "Via il Prefetto!" einaudiano al "Viva i Prefetti!" odierno ci corre molta strada e non sembra quella che ci porterà ad accrescere il tasso di democrazia del nostro Paese. Grazie a tutti e a rivederci presto. Vittorio Emiliani Roma, 16 novembre 2015 Archivio di Stato di Sant'Ivo alla Sapienza
Le conclusioni di Vittorio Emiliani al Convegno della Bianchi Bandinelli
Il Ministro per i Beni culturali ha concluso il Convegno "R. Bianchi Bandinelli" con una critica al governo Renzi per le sue "riforme" che sembrano spaccare lo stesso Ministero. Il Ministro sostiene che il governo punta alla valorizzazione turistico-commerciale del patrimonio, ma in realtà sbancia e svuota la tutela di contenuti e strumenti. Le Soprintendenze saranno sottomesse alle Prefetture e quindi al Viminale, il solo organismo che disponga di fondi per i beni culturali. Il Ministro chiede di aprire un confronto con l'Associazione Bianchi Bandinelli per discutere della massa critica emersa durante il convegno.
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