"Corruzione", nel vocabolario giudiziario di Vincenzo De Luca, non è una parola nuova. La prima volta che qualcuno l'ha associata al suo nome era il novembre del 2013, quando trapelarono le prime notizie su un'inchiesta legata al fallimento del pastificio Amato. Anche allora il suo legale negò, lui rifiutò di commentare e l'entourage provò a far calare una cortina di silenzio. Ma a distanza di due anni quell'indagine è ancora in piedi, alimentata da svariate proroghe con cui gli inquirenti stanno cercando di mettere insieme gli elementi di prova dopo che le rogatorie in Lussemburgo, dove lavora il figlio Piero, non hanno dato risultati. Il caso Amato. L'inchiesta parte dalle rivelazioni di Peppino Amato, che nel corso di un interrogatorio disse di aver dato a Mario Del Mese (allora al vertice della Ifil immobiliare) 40mila euro che gli sarebbero stati chiesti per il finanziamento della campagna elettorale deluchiana del 2010, quella che vedeva il sindaco di Salerno impegnato nella prima corsa alla Regione. «Ci disse "il sindaco da voi se lo aspetta, l'iter sta andando speditamente"» afferma Amato jr. E l'iter era quello per la trasformazione del vecchio stabilimento di via Picenza in appartamenti di lusso firmati Jean Nouvel. Secondo gli inquirenti l'amministratore della Ifil (amico di vecchia data di Piero De Luca) avrebbe fatto da mediatore con Palazzo di Città per accelerare le procedure, e si sospetta che in cambio dell'impegno sulle elzioni sia stato poi favorito nella consulenza milionaria che la stessa Ifil ebbe dalla Esa, nell'ambito del cantiere di piazza della Libertà. Lui ha sempre negato, ma intanto è finito nella lista degli indagati insieme a De Luca e al primogenito (sotto accusa anche per la bancarotta della Ifil), ai vertici della Esa, allo stesso Amato e a funzionari del Comune. Il Crescent. Se per l'ipotesi di corruzione l'inchiesta è ancora pendente, per un altro procedimento, quello sul Crescent, De Luca è da un anno davanti ai giudici. È imputato per falso ideologico (perché avrebbe mentito nella fase di sdemanializzazione di Santa Teresa) e abuso d'ufficio, per aver violato la normativa urbanistica e il codice del paesaggio concedendo permessi a costruire e autorizzazioni paesaggistiche illegittime e inducendo la Soprintendenza a chiudere un occhio con la pratica del silenzio assenso. Secondo gli inquirenti sono state sottratte alla città aree destinate a verde e funzioni pubbliche a tutto vantaggio dell'edificazione privata. La Crescent srl dei costruttori Rainone ne avrebbe tratto «un ingiusto vantaggio patrimoniale», consistito tra l'altro «nella possibilità di realizzare l'intero edificio con una complessiva superficie residenziale e commerciale maggiore di quella effettivamente e legittimamente autorizzabile» e, di fatto, senza pagare l'onere urbanistico della realizzazione di piazza della Libertà, imposto dal Puc ma scomparso nel successivo piano attuativo. Piazza della libertà. Proprio su piazza della Libertà pende una delle inchieste più spinose. Gli inquirenti hanno acceso i riflettori sulla variante urbanistica che nel 2011 ha fatto lievitare i costi dell'opera di 8 milioni di euro, sul presupposto di una "sorpresa geologica" legata alle acque del torrente Fusandola. Fatti "imprevisti e imprevedibili" si legge nella documentazione che ha dato il via libera al provvedimento, ma per la Procura è un falso, con cui la ditta esecutrice (sempre la Esa, per conto del consorzio Tekton) avrebbe lucrato un surplus rispetto all'importo dell'appalto. Per imprenditori e tecnici le accuse vanno a vario titolo dalla turbativa d'asta al peculato; De Luca, e la giunta che approvò la variante, rispondono invece di falso in atto pubblico. La relazione del consulente della Procura, l'ingegnere Luigi Boeri, è un atto d'accusa: "L'altezza della falda idrica non era imprevedibile I rilievi sono stati fatti con strumenti danneggiati, che hanno dato misurazioni inattendibili. Per questo si è resa necessaria la variante, che ha finito di incidere su costi e linearità del procedimento. Quando si fa una gara a evidenza pubblica le imprese concorrono sul progetto che gli si sottopone; se per un errore quel progetto cambia, si dovrebbe fermare il treno. Andrebbe cercato chi ha fatto sì che quella variante fosse giustificata". Il Sea Park. Su un altro "grande progetto" dell'era deluchiana il processo è in corso da anni e si avvia alle battute finali. È il caso Sea Park, il parco acquatico mai nato che all'ex sindaco è valso un'imputazione per concussione e truffa, con tanto di corollario di "impresentabile" affibbiatogli dalla presidente della commissione antimafia Rosy Bindi alla vigilia delle elezioni regionali. L'accusa di concussione riguarda oneri di urbanizzazione chiesti ai privati a vantaggio del Comune, mentre si parla di truffa per le pressioni sulla concessione della cassa integrazione a un centinaio di operai dell'ex Ideal Standard, che per gli inquirenti non ne avevano i requisiti. L'inchiesta nasce nel 1998 e il prossimo 21 dicembre dovrebbero essere sentiti gli ultimi testi prima che si passi a requisitoria e sentenza. Il termovalorizzatore. Dieci giorni prima, l'11 dicembre, inizierà il processo d'appello per la nomina del capo staff Alberto Di Lorenzo a project manager sull'iter per il termovalorizzatore. A gennaio De Luca è stato condannato a un anno per abuso d'ufficio (con la sentenza che ha fatto scattare la legge Severino), ma nell'atto di appello la Procura insiste a chiedere una pena di tre anni per il reato di peculato, puntando sul compenso erogato al dirigente e su quello che avrebbe potuto riscuotere se non fosse arrivata l'inchiesta giudiziaria. I precedenti. Se la sentenza sul termodistruttore è stata per De Luca la prima condanna, due anni fa ha invece chiuso con un'assoluzione una delle prime inchieste che lo hanno coinvolto, quella sulla variante urbanistica per le Mcm. Faceva parte di un filone giudiziario sull'urbanistica in cui rientrano anche l'inchiesta sul parco acquatico e quella sulle case ai Picarielli, in cui la figura di De Luca (all'epoca deputato) rimase sullo sfondo. Gli inquirenti perquisirono la sua segreteria politica, ma sotto inchiesta finì l'allora sindaco Mario De Biase, poi assolto.
SALERNO Altre 5 inchieste Sfida a ostacoli con la giustizia
Vincenzo De Luca è coinvolto in diverse inchieste giudiziarie per accuse di corruzione, peculato e abuso d'ufficio. Tra le più recenti, c'è quella sul caso Amato, in cui si sospetta che De Luca abbia favorito la trasformazione del vecchio stabilimento di via Picenza in appartamenti di lusso con un finanziamento della campagna elettorale del 2010. De Luca è anche imputato per falso ideologico e abuso d'ufficio nel caso della variante urbanistica per le Mcm. Altre inchieste coinvolgono il parco acquatico Sea Park, il termovalorizzatore e il caso dei Mcm.
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