San Vincenzo, com'è nato il progetto? Quale futuro è possibile per il silos Solvay? Il neo ingegnere Lorenzo Bianchi iniziò a lavorarvi nel 2013 SAN VINCENZO. Com'è nato il progetto? Quale futuro è possibile per il silos e per San Vincenzo? Il neo ingegnere Lorenzo Bianchi iniziò a lavorarvi nel 2013: visita agli archivi Solvay, rilievi, raccolta di documenti e progetti dell'epoca. Il 17 agosto 2008, con l'ultimo viaggio della teleferica, il silos ha perso la sua ragione d'essere e in questi anni la struttura si è deteriorata. «Ma si può recuperare», afferma Bianchi, che considera questa un'occasione da non perdere, che potrebbe ridisegnare l'avvenire del paese sia dal punto di vista architettonico e urbanistico che sociale ed economico. «Quando prendevo il treno per andare all'università dice , osservavo il silos. Col tempo iniziò ad affascinarmi. Nel 2009 la giunta Biagi annunciò un concorso di idee per il suo recupero, poi mai fatto. Constatai quanto l'opera fosse poco documentata, come tutte quelle degli esordi di Nervi. In realtà è lo spartiacque della sua carriera, che a partire dalla realizzazione dello stadio di Firenze lo avrebbe portato alla ribalta mondiale». L'imperativo è catalizzare l'attenzione sulle grandi potenzialità della struttura. «Al di là della bontà della proposta, il progetto mira a catalizzare l'attenzione sulla potenzialità di questa struttura, un libro aperto che ci chiede di voltare pagina per continuare a essere strumento di storia e cultura, per rigenerare il nostro futuro su scala architettonica, urbanistica, sociale ed economica. Con l'auspicio conclude che non si tratti dell'ennesima grande occasione perduta». Il sindaco Alessandro Bandini e l'assessore all'Urbanistica Massimiliano Roventini, presenti alla discussione della tesi di Bianchi, prevedono un incontro pubblico per presentare il progetto, auspicabilmente alla presenza di funzionari della Solvay.