Donzelli (Fdi) porta i quadri alla scuola, ispettore da Roma per mediare di Ilaria Bonuccelli I bambini non vanno ai quadri. E allora i quadri vanno dai bambini. "La pietà" di Van Gogh, unico dipinto a tema religioso del genio olandese, uscito per una volta dai musei Vaticani. Poi una stampa (a grandezza più che naturale) de "La crocifissione bianca" di Chagall, opera tra le preferite - sembra - di Papa Francesco. Sono attaccate a una cancellata fuori dalla elementare Matteotti di Firenze. Ce le fa trovare, al suono della campanella, a mezzogiorno e mezzo, Giovanni Donzelli, il capogruppo di Fratelli d'Italia, in Regione. Vuole mostrare agli alunni - ma soprattutto ai genitori - che nel "crocifisso" non c'è nulla di pericoloso. Tanto meno di offensivo per chi non è cristiano. In attesa che l'ispettore inviato dal ministero dell'Istruzione trovi una soluzione per l'ultima guerra di religione esplosa nel nome della croce a Firenze. Al punto da spingere perfino il presidente del consiglio della Regione ad appendere un crocifisso nel proprio studio. Sembra, infatti, che le terze della Matteotti non possano andare a visitare a palazzo Strozzi la mostra "Bellezza Divina" perché alcuni quadri a tema religioso - Donzelli riproduce pure "L'ultima cena" di Spencer e "Il bacio di Giuda" di Montanari - potrebbero offendere la sensibilità di alunni non cristiani. Così avrebbero stabilito alcune insegnanti mandate in avanscoperta a visitare la mostra. Il dirigente scolastico Alessandro Bussotti smentisce che la visita sia mai stata programmata e quindi annullata. Tanto meno sia stata annullata per queste motivazioni viste le tradizioni di «rispetto, libertà, tolleranza, dialogo che hanno sempre caratterizzato la scuola». Salvo quando qualche genitore, a ottobre, ha preteso che dalla classe del proprio figlio sparisse il crocifisso visto che l'Italia è un paese laico e il cattolicesimo non è più la religione di Stato. In effetti non lo è più dal 1985, da quando è entrato in vigore il Concordato firmato fra Craxi (capo del governo) e il Vaticano. Se non che mai è stato abrogato - come ha ricordato il preside della scuola - il regio decreto del 1928 che impone, fra gli oggetti in dotazione a ciascuna classe: un crocifisso; la foto di Sua Maestà il Re (fatta fuori dal referendum su monarchia e repubblica). E quindi il preside lo ha lasciato, senza troppi discorsi. Senza troppo dialogo, come talvolta capita conferma Cristina Giachi, assessore alla cultura del Comune di Firenze: «L'anno scorso mi sono trovata a dirimere una questione analoga in una scuola materna dove le insegnanti per Natale non volevano allestire il presepe per le pressioni di alcuni genitori. Ma che vuol dire? Il 25 dicembre resta sembra il giorno in cui per la storia è nato Gesù bambino. Poi spetta a chi insegna spiegare che per qualcuno Gesù è il figlio di Dio e per altri no. Ma non possiamo negare la nostra storia o i nostri simboli. Non è questo il modo di dimostrare apertura. Lo stesso vale per il rapporto con l'arte. Se un'insegnante dice che una mostra non è in linea con il piano formativo per la presenza di opere con il crocifisso è gravissimo; se lo dice un genitore è preoccupante. In entrambi i casi ci riporta a una condizione di ignoranza». Non fosse altro perché - ricorda Giovanni Donzelli - un'opera come quella di Chagall è frutto di un artista ebreo: «Il crocifisso nel suo caso simboleggia la sofferenza umana, soprattutto quella del popolo ebraico perseguitato dai nazisti e dai russi». Se un pericolo c'è in tutta questa vicenda - insiste Donzelli - non è quello che «può simboleggiare il crocifisso anche per i laici, altrimenti dovremo negare la stessa storia d'Italia e distruggere opere d'arte meravigliose, solo perché commissionate come mecenate dalla Chiesa. Vogliamo imbiancare L'Ultima cena di Leonardo? O abbattere il campanile di Giotto». Il ragionamento di Donzelli ha come conclusione una provocazione: «La censura è tipica dei regimi totalitari. Ci riporta al nazismo che bruciava i libri e le opere in piazza. Ma anche all'Isis o ai Talebani che distruggono monumenti e statue». Proprio quello che pensa anche l'ispettore del ministero dell'Istruzione. Che anche oggi dovrebbe essere alla scuola Matteotti. Per parlare coi genitori con i quali ancora non è riuscito a incontrarsi. L'obiettivo non è trovare colpevoli della faccenda che - secondo quello che trapela da Roma - sarebbe sorta «per un difetto di comunicazione». L'obiettivo è «trovare una conciliazione». Con l'ispettore a fare da "mediatore culturale" fra le parti. Riuscendo, magari, a far organizzare, a breve, una visita guidata, laica, con spiegazione, alla mostra incriminata. Per tutti: genitori, insegnanti e, finalmente, alunni.