UN NOME nuovo, "Musei Reali". E una nuova logistica, con un ingresso e un'area accoglienza più ampi in corso Regina e i cinque musei collegati tra loro, come punto d'accesso comune i Giardini Reali. Sono intanto arrivati è notizia di ieri i 7 milioni destinati dal Mibact al Polo sabaudo: saranno utilizzati per riaprire i Giardini Reali nel 2016 e la Cappella della Sindone nel 2017. UN NOME nuovo, "Musei Reali". E una nuova logistica, con un ingresso e un'area accoglienza più ampi in corso Regina Margherita e i cinque musei collegati tra di loro, come punto d'accesso comune i Giardini Reali. Musei che saranno uniformati anche nei percorsi di visita, come fil rouge il collezionismo di casa Savoia. Sono intanto arrivati è notizia di ieri i 7 milioni destinati dal Mibact al Polo sabaudo: saranno utilizzati per riaprire i Giardini Reali nel 2016 e la Cappella della Sindone nel 2017. Sarà rivoluzione nel Polo Reale: ce ne parla Enrica Pagella, che il 1 dicembre ne assumerà la direzione, dopo 15 anni a Palazzo Madama. Enrica Pagella, per lei parte una nuova avventura: che cosa lascia e che cosa la attende? «Sarà un trasloco di soli 100 metri, ma pur sempre un trasloco. L'esperienza di Palazzo Madama, che ha coinciso tra l'altro con la riapertura, è stata straordinaria, ma ora è compiuta. Mi attende una sfida nuova, con cinque istituti di importanza nazionale che devono iniziare una vita comune ». Finora non era già così, nonostante il biglietto unico? «No, ogni museo faceva capo a diversi enti o soprintendenze, la nuova vita è legata alla piattaforma legislativa della riforma Franceschini, che implica una prospettiva di autonomia. Gli introiti dei musei entreranno direttamente nelle casse dei musei, rappresentando una grande occasione di sviluppo: finora la gestione era divisa tra i musei e gli organi di tutela e tutto confluiva a Roma, mentre nel nuovo corso ci saranno staff dedicati esclusivamente alla gestione». Da dove partirà nel nuovo lavoro? «Per i prossimi quattro anni lo sforzo maggiore sarà dedicato a migliorare la fruizione pubblica: dunque a un ridisegno dei percorsi di visita che faciliti l'osmosi, in nome del collezionismo sabaudo dal '500 a oggi. Questo comporterà modifiche nell'allestimento delle opere, anche alla Sabauda. Ci sarà un incremento della segnaletica e degli strumenti di mediazione, dalle didascalie alle schede di sala, che dovranno essere in più lingue, finora erano solo in italiano. Penso anche a un miglioramento dell'accoglienza ». L'attuale ingresso di Palazzo Reale lascia in effetti a desiderare: che cosa si farà in tal senso? «Quell'ingresso sarà arricchito da un guardaroba e nuovi servizi, tra cui un bookshop che oggi manca. Ma si sta riflettendo anche sulla possibilità di un ulteriore accesso al sistema da corso Regina, per facilitare l'approdo dei bus e dei flussi turistici: lì si vorrebbe realizzare anche un ristorante. Tale accesso metterebbe in comunicazione la parte bassa e alta dei Giardini attraverso una rampa di collegamento un tempo utilizzata per i cavalli, che si vorrebbe restaurare». Ci saranno insomma due accessi? «Sì, l'altro continuerà a essere a Palazzo Reale: aprendo il cancello in quel cortile si giungerà attraverso i Giardini Reali a tutti gli altri musei, compresa la Sabauda, il cui ingresso da via XX Settembre sarà chiuso. Si sta valutando di considerare il sistema dei giardini come area di snodo tra le collezioni, come una "piazza dei musei"». Giovedì ha incontrato il ministro Franceschini, in visita a Torino: che cosa le ha detto? «Ho parlato con lui della possibilità di cambiare il nome da Polo Reale a Musei Reali: per evitare confusioni con il Polo regionale museale e perché 'Polo' è intraducibile. Franceschini mi ha detto che vale la pena pensarci e di scrivergli». Come spenderete i 7 milioni in arrivo dal Mibact? «Sono arrivati e abbiamo 45 giorni di tempo per comunicare a Roma come verranno spesi. Li utilizzeremo per completare il restauro dei Giardini Reali e della Cappella della Sindone. Poi, più in generale, saranno usati in un'ottica di sviluppo di sistema, dunque anche per la nuova accoglienza e per progetti di ricerca e restauro che rendano esplicita l'anima comune di tutte i musei». È spaventata dalla mole di lavoro che l'aspetta? «No, anzi mi fa bene sperare per il futuro. Nel momento in cui si perseguono obiettivi di miglioramento, questi diventano un percorso verso la felicità propria e degli altri».