Il neodirettore di Brera lancia un weekend gratuito per salutare la Cena in Emmaus che va in mostra all'estero: "Una pratica che ha fatto il suo tempo" «Brera non presterà più i suoi capolavori per almeno tre anni; è ora di dire stop alle mostre temporanee che servono forse a fare numeri ma danneggiano le collezioni permanenti e sono solo show». James Bradburne è direttore della più importante Pinacoteca milanese da appena 5 settimane ma ha già dato un'indicazione forte di quel che sarà il nuovo corso. Lo ha fatto ieri, alla presentazione di un weekend (14-15 novembre) di apertura gratuita del museo per permettere ai milanesi di salutare uno dei loro concittadini più illustri - il Caravaggio - in partenza per un viaggio di tre mesi. Si tratta della Cena in Emmaus, che sarà esposto prima al Musée des Beaux-Arts di Caen e poi a Tokyo, al National Museum of Western Art. «Caravaggio ha viaggiato tanto nella vita, ma mai quanto i suoi quadri, e questa sarà l'ultima volta», assicura Bradburne, che lascerà partire la tavola per rispettare impegni presi dai suoi predecessori, ma poi stop. Il quadro infatti sarà prestato a Caen in cambo dell'arrivo dello Sposalizio della Vergine del Perugino, che così potrà essere messo qui a confronto con lo stesso soggetto di Raffaello. «Il format delle mostre temporanee è stato inventato a New York per convincere i cittadini a tornare nei musei, un successo che ha creato "il mostro"», ha spiegato il neodirettore inglese di Brera, che considera il fenomeno «una pratica che ha fatto il suo tempo e oggi serve a ingannare gli sponsor». Ha detto che «in Italia se ne fanno troppe, le collezioni soffrono e la gente si convince che un museo sia sempre lo stesso e basti andarci tre volte nella vita: da bambino, da genitore e da nonno». Bradburne si considera «custode di un patrimonio stellare che merita più di questa spettacolarità» e utilizzerà la pausa per far «reinnamorare i milanesi di Brera». Quanto alle mostre, poche e uniche. «Come riunire le tre battaglie di Paolo Uccello di Londra, Parigi e Firenze, quello sì è un sogno».