L'appello dell'archeologa Rita Paris: "Costruiti illegalmente nel 1970, a rischio i sepolcri delle catacombe di Pretestato" Tra il mausoleo dei Calventii e quello dei Cercenii, nel complesso delle catacombe di Pretestato, ci sono poche decine di metri. In quello spazio dell'Appia è nata una "domus" romana. A rompere questo idillico paesaggio dell'Urbe cristiana c'è un macigno che stride con il culto e la cultura del IV secolo. E sono proprio i villini tra i due sepolcri. La "domus", infatti, è stata costruita a partire dal 1970 dagli affittuari di un terreno allora di proprietà della società Faraglioni. Senza autorizzazioni edilizie. Un abuso monumentale, visto il contesto in cui si trova, il cui cemento non è tanto quello armato, versato con disinvoltura tra i mattoni e i marmi dell'antica Roma. Sono le schermaglie burocratiche, l'abilità degli avvocati e la lentezza dello Stato a far rispettare la legge, la malta composita che tiene in piedi questo e i centinaia di altri abusi edilizi che deturpano il parco archeologico dell'Appia Antica. Rita Paris, la funzionaria della Soprintendenza che ha in cura questo immenso tesoro per il 95 , purtroppo, ancora in mano ai privati, ne ha le tasche piene. E lancia l'allarme: «Lo stato di conservazione dei due mausolei è preoccupante, come abbiamo potuto verificare nel corso di recenti sopralluoghi. È ora di intervenire: con il Giubileo alle porte, assurdo che non sia ancora possibile offrire ai visitatori e ai pellegrini che si recano sull'Appia per rendere omaggio alla bellezza del luogo, sì, ma anche a una fede ormai bimillenaria, un luogo di memoria cristiana qual è il sepolcreto annesso alle catacombe di Pretestato e inserito nella rete dei cimiteri sotterranei ebraico, di Callisto e di Sebastiano». Percorsa la scorsa estate da Paolo Rumiz e dai suoi amici lungo il viaggio alle radici della storia e del degrado documentato su "Repubblica" e in un documentario, la via Appia è al centro di un rinnovato interesse da parte del ministero dei Beni culturali. Ed è al ministro Dario Franceschini che Paris chiede sostegno per accelerare l'iter di legge che potrebbe, dovrebbe, portare al ripristino "in danno" dei luoghi originari: con la demolizione delle tre villette abusive e con l'acquisizione da parte dello Stato dell'intera area. Scartata l'ipotesi del 1961 di 4 ville, i tre villini della discordia furono edificati partendo da un progetto degli anni '60 dell'architetto di piazza Augusto Imperatore, Ballio Vittorio Morpurgo a partire dal 1970. In mezzo secolo sono cambiati i nomi della soprintendenza e anche quelli dei proprietari. Però, a scorrere la montagna di denunce e ricorsi, determine e cavilli, non c'è ragione perché quel muro di cemento tra i due mausolei i 3 villini, peraltro, alla Soprintendenza archeologica risultano disabitati non debba essere abbattuto. In un'area in cui vige un vincolo paesaggistico e archeologico grande, appunto, come una casa. Da qui, il 2 febbraio 1972, il provvedimento di demolizione emesso dal Comune di Roma e l'esposto alla procura del 19 maggio 1973. Passano 14 anni, è il 1986, ed ecco che arriva da parte dei proprietari la richiesta di condono edilizio. Domanda rifiutata nel 2003. E parte, siamo al 2012, il ricorso al Tar per i tre villini (ciascuno afferente a una distinta srl: Tragara, Epomeo e Ponza) ma notificato, per un errore spesso riscontrato in questi casi, alla Soprintendenza del Lazio, non a quella di Roma, con relativi, ulteriori ritardi nel procedimento. L'area privata di via Appia Pignatelli numero 5, interessata nel sottusuolo del settore nord occidentale dalle catacombe di Pretestato, e comprendente la necropoli annessa, va quindi liberata dall'abuso che viola il paesaggio e mette a rischio la stabilità dei monumenti. Una volta demoliti i tre villini, si potranno restaurare e rendere accessibili i due straordinari sepolcri. In queste celebri case della memoria romana e cristiana, citate e disegnate nel Rinascimento, potrebbero un giorno tornare (sebbene in copia) straordinarie opere di scultura quali i due sarcofagi, quello con le scene bibliche, l'altro dei "Tre pastori", conservati in Vaticano al Museo Pio Cristiano. Ma anche la padella bronzea con motivi marini, "una delle più mirabili creazioni della teoreutica tardo antica", oggi al Museo della Crypta Balbi.