Giuliano Volpe: "L'Italia non può più continuare a cullarsi sugli allori del passato, confondendo conservazione con conservatorismo" La valenza sociale dei beni culturali al fine di percorre la strada di una rivoluzione gestionale dell'immenso patrimonio archeologico presente in Italia: questo il tema dell'incontro che si è tenuto, ieri mattina, presso l'aulario della Seconda Università di Napoli a Santa Maria Capua Vetere. Al dibattito hanno preso parte Giuliano Volpe, presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali, il direttore della Reggia di Caserta Mauro Felicori, la direttrice del Polo museale della Campania Mariella Utili, il prorettore vicario della Sun Rosanna Cioffi, il direttore del dipartimento di Lettere e Beni Culturali Marcello Rotili e la presidente del corso di laurea in Conservazione dei Beni Culturali Nadia Barrella. «Occuparsi del patrimonio culturale equivale a svolgere un servizio pubblico - ha sottolineato Giuliano Volpe - Per questo deve essere efficiente e in grado di creare sviluppo. Ritengo che l'aria, in termini di gestione dei beni culturali, stia davvero cambiando dopo alcuni decenni di torpore. Sarebbe però riduttivo e banale individuare esclusivamente nella classe politica i responsabili di un calo dell'attenzione nei confronti della tematica archeologica. Penso infatti che negli anni ci sia stato un «divorzio» dal patrimonio culturale troppo spesso considerato come un qualcosa di elitario». Giuliano Volpe, per l'occasione, ha presentato anche il suo libro «Patrimonio al Futuro» offrendo idee e proposte innovative a tutto campo: dall'affermazione di una concezione olistica del patrimonio culturale e del paesaggio alla formazione dei giovani professionisti, dalla comunicazione alla gestione. «Occorre un'alleanza degli innovatori - ha spiegato Volpe - dovunque essi siano, prescindendo dalle appartenenze e dalle afferenze. C'è certamente bisogno urgente di risorse adeguate e dell'immissione di nuovo personale qualificato. Serve soprattutto una grande volontà di cambiamento: l'Italia non può più continuare a cullarsi sugli allori del passato, confondendo conservazione con conservatorismo. Deve, al contrario, saper innovare una gloriosa tradizione e affrontare le sfide del nuovo millennio. Solo così potrà affermare un suo nuovo ruolo nel contesto europeo e mondiale. Un obiettivo irraggiungibile senza un patto tra patrimonio culturale e cittadini». Dalla grande «rivoluzione» del sistema varato dal ministro Franceschini e inerente i 17 poli museali regionali alla «messa in rete» guardando ai musei più piccoli e immaginando soluzioni gestionali miste anche attraverso una innovativa comunicazione culturale: «La convenzione di Faro del 2005, adottata in Italia solo a partire dal 2013, fa esplicito riferimento alla eredità culturale - ha precisato Volpe - Per eredità però non si deve intendere lo sguardo rivolto al passato ma, al contrario, il patrimonio raccolto va salvaguardato e quindi conosciuto ma anche curato e soprattutto vissuto». «Efficacia, efficienza e sviluppo economico: tra parole chiave per la rivoluzione»: così Mauro Felicori, direttore della Reggia di Caserta, ha evidenziato gli aspetti attraverso i quali «è opportuno essere protagonisti di un cambiamento affinché i beni presenti sul nostro territorio possano diventare un vero e proprio traino per lo sviluppo. La sfida consiste appunto in questo: i beni archeologici per una Campania più ricca, con i monumenti più famosi, quale appunto la Reggia di Caserta, in grado di trainare tutte le altre bellezze che, per quanto incantevoli, da sole non riescono. Questa mattina ho visito l'Anfiteatro Campano: uno spettacolo che lascia incantati. Ma se chiedo per strada ai miei concittadini (bolognesi ndr) forse uno, volendo essere buono due, sanno di cosa stia parlando».
S.MARIA CAPUA VETERE-Comunicazione e innovazione: strategie per 'lanciare' al futuro il patrimonio archeologico
Ieri mattina si è tenuto un incontro presso l'aulario della Seconda Università di Napoli a Santa Maria Capua Vetere, con il tema "L'Italia non può più continuare a cullarsi sugli allori del passato, confondendo conservazione con conservatorismo". Giuliano Volpe, presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali, ha sottolineato che l'occupazione del patrimonio culturale equivale a svolgere un servizio pubblico e che deve essere efficiente e in grado di creare sviluppo. Ha anche presentato il suo libro "Patrimonio al Futuro", che offre idee e proposte innovative per la gestione dei beni culturali. Volpe ha chiesto un'alleanza degli innovatori e una grande volontà di cambiamento per affrontare le sfide del nuovo millennio.
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