IL ritratto più fedele di Elena Croce è quello tracciato da Leopoldo Mastelloni. «Classe 1915, la stessa di mia madre - dice l'attore al convegno dell'Istituto italiano per gli studi storici che ricorda la saggista scrittrice e attivista ambientalista figlia del filosofo a cento anni dalla nascita - ma sembrava una mia sorella». L'eterna giovinezza del pensiero, tutto il contrario della sua "stagnazione" che allontana l'intellettuale dalle problematiche che lo circondano. E la strada per un ambientalismo di cui oggi si sente l'assoluta mancanza: questi i due concetti che ci avvicinano oggi a una personalità come quella di Elena Croce. Il Comune di Napoli, come ha annunciato Carlo Iannello, intitolerà alla saggista un belvedere in cima alle rampe di Sant'Antonio a Posillipo. Il che «acquisisce un significato di lotta civile, perché Elena Croce faceva parte di quella Napoli civile che ha saputo interpretare la sua funzione di classe dirigente nel senso più nobile del termine, ascoltata e considerata in Italia e in Europa ». Propria di quella Napoli civile, di Elena in particolare, era l'autorevolezza. Il coraggio della critica. Un esempio è citato da Salvatore Settis che ha letto la sua introduzione alla ristampa di "La lunga guerra per l'ambiente" edito da Mondadori nel '79 e oggi da La scuola di Pitagora. «Contro le più diverse forme di immobilismo la ricetta di Elena Croce - scrive Settis - è una forte, decisa assunzione di responsabilità da parte non degli specialisti della politica o della tutela, ma dei cittadini del "movimento formato dai difensori dell'ambiente"». Tutto questo avverrà per un transfert, sostenne Elena Croce, che dal sentimento di proprietà segnerà "quello per la sopravvivenza di condizioni di vita umana per la comunità". Lo stesso transfert che spinse Elena all'attivismo: fondatrice di Italia Nostra e ispiratrice del Fai a partire proprio dall'idea che la sua casa di via Crispi, parte di un "tessuto" che in una concezione "estensiva" comprende beni culturali e ambientali, potesse essere esclusa dalla tutela. Si affermava una difesa dei monumenti puntiforme che avrebbe privilegiato solo alcune priorità. Dalla Elena ambientalista non era scissa la ritrattista di "tipi" o personalità della società del suo tempo, definita dal suo editore, Adelphi, "memorialista controvoglia" mai ferma sull'individualità, sempre pronta a cogliere una temperie, un'intera classe, l'intera società, senza sconti. Mastelloni descrive un'Elena in twin set al Teatro Esse di Gennaro Vitiello, sempre di fretta e talvolta ironica, ma sempre liberal: «Una volta le dissi: "Signora, non so chi votare". E lei: "Nilla Pizzi ti piace, vero? Lei canta l'Edera. E allora vota per lei"».