LA chiama «alleanza degli innovatori » Giuliano Volpe, archeologo e presidente del Consiglio superiore dei beni culturali. È la proposta centrale del libro appena uscito per i tipi di Electa "Patrimonio al futuro. Un manifesto per i beni culturali e il paesaggio", che Volpe ha scritto non per fare «la lista dei disastri, di crolli, di inefficienze», di cui la cronaca anche campana, Pompei in testa, è ricca. L'autore prova a fare un'altra operazione, a stimolare un «impegno collettivo» per i beni culturali, perché «nessuno ha la soluzione in tasca». Volpe racconta di scontri e conflitti tra quelli che lui definisce conservatori e quanti invece spingono verso l'attuazione della riforma del sistema dei beni culturali italiani. Pompei, Napoli, la Reggia di Caserta, i direttori autonomi e non italiani a Capodimonte e a Paestum sono gli ingredienti di una polemica che attraversa la Campania e l'Italia. Volpe contesta un'opinione che spesso ritorna nel dibattito culturale: «Secondo i conservatori scrive basterebbero più soldi e personale perché tutto funzioni meravigliosamente». Richieste per l'autore «smentite dalla realtà», mentre serve «un profondo progetto d'innovazione culturale ». Volpe promuove la riforma Franceschini, fondata su Art Bonus, creazione della direzione generale dei musei, una riforma «coraggiosa e organica». Il volume è un viaggio e una riflessione verso una visione complessa dei beni culturali. «C'è certamente bisogno urgente di risorse adeguate e dell'immissione di nuovo personale qualificato scrive ma serve soprattutto una grande volontà di cambiamento: l'Italia non può più continuare a cullarsi sugli allori del passato, confondendo conservazione con conservatorismo. Deve saper innovare una gloriosa tradizione e affrontare le sfide del nuovo millennio». Il punto di vista di Volpe è quello di un archeologo che è stato rettore dell'Università di Foggia dal 2008 al 2013. Per lui diventa fondamentale il connubio tra università e ministero, tra formazione e ricerca sul campo. Volpe, nell'auspicare la creazione annunciata dal ministro Franceschini, della Scuola archeologica di Atene e Pompei, propone una riorganizzazione del sistema formativo universitario, con l'istituzione di una Scuola nazionale del patrimonio da un lato e dei "policlinici dei beni culturali" dall'altro. La sfida, dice, si vince su più fronti, compreso quello di una rivoluzione della comunicazione dei beni culturali e della partecipazione attiva dei cittadini. «Il patrimonio culturale scrive Volpe può e deve essere uno strumento di crescita della democrazia», indicando esempi di archeologia partecipata che in Campania potrebbe certamente rafforzare quell'alleanza tra patrimonio culturale e cittadini che l'autore auspica in chiusura del libro.