In molti, infatti, si sono opposti al suo spostamento, che priverebbe il territorio di un'ulteriore fetta di memoria storica. Gli scaffali dell'edificio, finemente custoditi, conservano infatti oltre 200 mila documenti, fogli, progetti originali e foto, provenienti da tutto il Paese: una summa della storia dell'illuminazione pubblica nostrana, da metà Ottocento ad oggi. Enel ha sempre dichiarato di voler accogliere ogni suggerimento sul destino futuro a Napoli del suo patrimonio d'archivio, purché si insista sulla sua valorizzazione e possibilità continua di consultazione. E qualcosa è successo, alla riunione di giovedì. Hanno partecipato, per Enel, Gaetano Evangelisti, responsabile Affari istituzionali del sud e Maria Pia De Noia, esperta del settore comunicazioni. Presenti i rappresentanti ministeriali e del Comune di Napoli, l'assessore regionale alle Attività produttive Amedeo Lepore, la soprintendente ai Beni archivistici Maria Luisa Storchi ed i delegati della Mostra d'Oltremare. L'intesa tra le parti sembra sempre più vicina: l'area fieristica di Napoli, presieduta da Donatella Chiodo, potrebbe accogliere faldoni e volumi. Un primo sopralluogo di Enel è previsto nelle prossime settimane (forse già lunedì16). "Ma non è ancora il momento di cantare vittoria" commenta Enzo Morreale, rappresentante del comitato civico San Giovanni a Teduccio, da sempre in prima linea per scongiurare lo smistamento dell'archivio in sedi extra-campane. "Siamo solo ad un primo passo verso un accordo ancora non ufficializzato. Attendiamo speranzosi che questi preziosi documenti restino in territorio partenopeo. Anche se, spostandoli a Fuorigrotta, si perderà l'occasione di rivalutare un'area altrettanto importante dal punto di vista di archeologia industriale, come lo stesso stabilimento elettrico Enel, a pochi passi dalla sede dell'attuale archivio.