AI Vittorio Sgarbi che continuano a rinfacciargli la provenienza straniera, risponde che «il tempo delle polemiche è finito», e che «certamente in Italia ci sono i migliori storici dell'arte al mondo: sono contento di averne alcuni nel mio staff». E con uno in particolare Eike Schmidt auspica una proficua collaborazione: il suo predecessore Antonio Natali che, ha annunciato il neo direttore- manager degli Uffizi, resterà alla Galleria fino al prossimo autunno, quando raggiungerà l'età pensionabile: «Natali ed io mette subito in chiaro Schmidt, incontrando la stampa a ventiquattr'ore dal suo insediamento in via della Ninna, nella stanza fino a un anno fa occupata da Cristina Acidini e, prima di lei, da Antonio Paolucci siamo amici da più di vent'anni. Abbiamo concorso per lo stesso posto, un ruolo nuovo, inventato dalla riforma, ma lui rimarrà un funzionario del museo allo stesso livello di prima, e manterrà il suo ufficio, da dove continuerà ad occuparsi di ciò che più gli sta a cuore e grazie a cui ha guadagnato il plauso del pubblico comune e specialistico: l'allestimento delle sale dei Nuovi Uffizi. Così facendo prosegue ritorneremo a una divisione del lavoro che esisteva ai tempi dell'apertura degli Uffizi come museo pubblico, nel 1769, quando a Giuseppe Pelli Bencivenni fu affidato l'incarico di direttore e a Luigi Lanzi la cura degli allestimenti: e oggi è a quest'ultimo che vengono dedicate strade e piazze, non certo al primo». Un esordio all'insegna della continuità, quello di Schmidt, che passa da alcune, importanti conferme il via libera alle mostre del ciclo "Un anno ad arte", già programmate per il 2016, che erano state congelate dalla segretaria regionale Paola Grifoni e dà rassicurazioni su temi caldi come quello dell'affitto a privati degli spazi museali: «Abbiamo una terrazza fantastica sopra la Loggia dei Lanzi che è usata da sempre per gli eventi. Ma le sale e i corridoi devono ospitare la gente e permettere la migliore fruizione possibile di quadri e sculture: anche teoricamente, fare una cena in una sala è impossibile». Esclusa poi, sembrerebbe, la presenza di privati nel nuovo cda che affiancherà il direttore, insieme a un comitato scientifico, alla guida delle nuove "Gallerie" definizione coniata dal ministero per identificare il nuovo maxi museo comprensivo anche di Palazzo Pitti e Boboli e di cui si dovrà attendere, nei prossimi mesi, la nomina da parte del Mibact, ma in cui «non è detto che ci siano privati; probabilmente non ci saranno». In continuità con l'operato di Natali sembrerebbe delinearsi anche la filosofia sui prestiti: «Viviamo nell'età informatica e i progressi della tecnologia non rendono più necessario spostare le opere. Negli anni '60 i Musei Vaticani mandarono la "Pietà" di Michelangelo a New York; oggi non ha più senso. Non solo per ragioni conservative, ma perché ci sono capolavori così connessi al luogo che ci sono persone che arrivano dall'altra parte del mondo per vederli. Non significa che non possiamo partecipare a grandi mostre internazionali, ma che dobbiamo valutare caso per caso». In attesa di delucidazioni su altre questioni cruciali come il bando per i servizi aggiuntivi e la gestione del personale entrambe vincolate ai tempi di Roma Schmidt torna poi a ribadire una delle sue priorità: «Accorciare le code». Che «ci sono ovunque, anche al Louvre, ma qui sono troppo lunghe ». Come già all'indomani della nomina, il direttore torna a parlare di biglietto elettronico. Ma non solo: «Ci vuole tecnologia, ma anche pianificazione logistica. Non si può prendere un modello esistente e adattarlo agli Uffizi». E «inaccettabile» è anche, per Schmidt, la situazione del Corridoio Vasariano: «Dobbiamo renderlo aperto al pubblico». Nessuna paura, infine, per eventuali tagli o rallentamenti sui Nuovi Uffizi: «Si finiscono. E presto», assicura, in perfetto stile teutonico.