La Fondazione Crl ha acquistato a un'asta l'opera del Civitali LUCCA. Un gioiello restituito alla città. Potrebbe sembrare una frase fatta, ma corrisponde alla piena realtà il "ritorno" a Lucca della Madonna del Latte di Matteo Civitali. Un'opera - una terracotta policroma racchiusa in un tabernacolo ligneo finemente lavorato e decorato - che ha ritrovato la sua città di origine in modo quasi casuale. Era in vendita a un'asta, proveniente da una collezione privata. Quando la Fondazione Cassa di Risparmio è venuta a conoscenza della sua vendita all'incanto non ha avuto un momento di esitazione. Ha acquisito immediatamente l'opera (sarebbe stata pagata trecentomila euro), per donarla ai Musei Nazionali. Verrà esposta, spiega la funzionaria delle Belle Arti lucchesi Antonia D'Aniello - in Palazzo Guinigi. E i lucchesi, e non solo, potranno ammirarla. Per la sua bellezza la Madonna del Latte era stata inizialmente attribuita a Leonardo Da Vinci e poi al Verrocchio. Studi successivi ne accertarono la paternità di Civitali. La Vergine qui rappresentata offre il seno al piccolo Gesù che le rivolge lo sguardo, cullato dal suo abbraccio. Una grande tenerezza e insieme severità: tratto quest'ultimo, come viene spiegato in una dettagliata analisi critica dell'opera, che si ritrova «nel volto della Madonna, leggermente reclinato verso il figlio, in un impercettibile movimento che sta per incrociare lo sguardo del bambino». Lo stato di conservazione dell'opera è buono. Ed è molto bella la storia della sua commissione a Matteo Civitali. Una storia che ricostruisce la stessa D'Aniello, in una cornice temporale che rientra negli ultimi anni del '400. Il doppio stemma alla base del tabernacolo è la prima chiave di lettura. Riconduce alle famiglie lucchesi dei Bernardini e dei Ghivizzani. «Il Ghivizzani fu uno dei primi a valorizzare il lavoro di Civitali e a commissionargli delle opere. Nel 1480 sua figlia sposò un giovane della casata Bernardini: la Madonna del Latte potrebbe così essere un dono di nozze del padre della ragazza», spiega infatti. L'emozione si tocca con mano nella sala della sede della Fondazione Cassa di Risparmio quando il consigliere Giorgio Tori con la dottoressa Antonia D'Aniello scoprono l'opera di Civitali tornata finalmente a casa. «Adesso una sorpresa», annuncia pochi attimi prima il presidente della Fondazione Crl Arturo Lattanzi. È vero, una grande sorpresa. Non solo «il ritorno di uno dei figli più cari a Lucca», come sottolinea la funzionaria delle Belle Arti. La presenza della Madonna del Latte potrà infatti dare impulso a nuovi e più approfonditi studi dell'opera complessiva del Civitali, dei suoi legami con altre correnti pittoriche e artistiche della sua epoca e anche a un aspetto sul quale insistono ancora molte lacune, ovvero «il rapporto tra Lucca e i pittori fiamminghi», come sottolinea la D'Aniello. Del resto, l'accostamento più immediato che viene in mente, aggiunge la studiosa, è «a un'opera di fama internazionale, oggi esposta al Kunstinstitut di Francoforte: la Madonna di Lucca, realizzata tra il 1435 e il 1440 da Jan Van Eyck, maestro fiammingo, legata a Lucca per aver transitato nella collezione di Carlo Ludovico di Borbone, duca di Parma e Lucca, all'inizio del XIX secolo».