Domenica scorsa ho letto con grande piacere il commento " È ora di abbattere quel muro" ben scritto da Antonio Di Gennaro a cui vanno le mie sincere congratulazioni per essere stato il primo napoletano ad aver denunziato la vergogna di questo mostruoso muro. Tutti i napoletani sanno bene che l'industria dell'acciaio e del cemento ha chiuso più di vent'anni fa. Al contrario, pochi napoletani si domandano, si scandalizzano e si danno da fare affinché il muro lungo oltre un chilometro, che da Bagnoli arriva a piazzetta Bagnoli, venga abbattuto. La felice scomparsa di questo orribile muropermetterebbe di godere della fantastica vista di uno dei più bei golfi del Mediterraneo. Sono nato e vissuto a Posillipo ed ho sempre sognato di non vedere più questo muro. Quanto lavoro potrebbe scaturire se si eliminasse il muro maledetto e quindi si convertisse al turismo, all'attività portuale da diporto e allo sport velico quest'area industriale che ha deturpato una meraviglia della natura. Vado anche io spesso sopra il parco Virgiliano a vedere le rovine della acciaieria e della Cementir con la speranza che qualcosa sia stata tolta; purtroppo soltanto la prima e l'ultima parte del lungo tetto di cemento della Cementir sono state eliminate, rimangono in piedi molte torri-ciminiere orribili perché considerate, da pochi per fortuna, oggetti di "archeologia industriale". Rimane sempre lì l' alto forno rosso a memoria archeologica, o forse come monito per le prossime generazioni a non commettere un tale scempio in una sede che storicamente era fortemente apprezzata anche dagli antichi romani. Ho settantadue anni e da quando ero bambino sogno sempre ad occhi aperti di non sentire l'oppressione di quel muro e di poter andare liberamente a camminare su tutto il lungo mare di Bagnoli.