La chiesa di San Luigi Gonzaga in via Ugdulena ospita due altari barocchi provenienti da Santa Lucia al Borgo, distrutta nel maggio 1943 IN UNA recente mostra fotografica, hanno suscitato forti emozioni le immagini che riproducono i disastri provocati in città dai martellanti bombardamenti aerei del maggio 1943. Si rimane basiti per l'inusitata violenza adoperata dagli anglo-americani e per le dimensioni delle "ferite" e offese inferte all'inerme popolazione, ma anche all'immenso patrimonio edilizio e storico- artistico quasi tutto concentrato nel centro storico. A parte i morti di tutte le età (che non sono stati pochi) ripresi in posizioni drammatiche, l'obiettivo ha focalizzato chiese letteralmente rase al suolo o gravemente danneggiate, palazzi semidistrutti, biblioteche e uffici pubblici totalmente flagellati, monumenti e obelischi mutilati e sfregiati. Una desolazione che rimanda a un paio di domande: possibile che tutto sia andato perduto? Dove sono stati collocati gli arredi di pregio e le opere d'arte "sopravvissute"? Con il senno di poi si può dire che, fortunatamente, qualcosa è rimasto e molti materiali e arredi sono stati riciclati in altri siti o riutilizzati, dopo un accurato restauro, negli stessi luoghi sottoposti a ricostruzione. Non poche opere d'arte sono finite nei depositi del Museo diocesano e nei musei pubblici palermitani. Ciò che colpisce è la quasi totale assenza di informazioni e l'imperante confusione. In questa rubrica più volte ce ne siamo occupati con riferimento alla distrutta chiesa della Madonna dei Macellai, il cui portone è stato "ricollocato" a Santa Chiara; alla colorita predella del cinquecentesco pittore Giuseppe Albina detto "il sozzo", esposta nella non più esistente chiesetta di Piedigrotta alla Cala, poi data per dispersa e da poco tempo ritrovata nei depositi di Palazzo Abatellis; alla fontana del Cavallo marino colpita dalle bombe, depositata poi in un sottoscala di Palazzo delle Aquile e dopo trent'anni restaurata e restituita al godimento dei palermitani. Ogni volta è stata una piacevole sorpresa scoprire che ciò che era stato dato per disperso o distrutto invece era conservato, talvolta con esemplare cura, in altri siti, disseminati per Palermo, sotto lo sguardo di ignari cittadini che non dispongono di alcuna informazione. Come, ad esempio, accade nella chiesa parrocchiale di San Luigi Gonzaga, in via Gregorio Ugdulena, costruita negli anni Quaranta del secolo scorso su progetto dell'ingegnere Vincenzo Luparello. Nell'altare maggiore e in quello laterale destro sono stati ricomposti, con precisione certosina, due altari barocchi di buona fattura, miracolosamente posti in salvo e provenienti dalla distrutta chiesa di Santa Lucia al Borgo, che fu bersaglio di ripetuti bombardamenti come l'intera vicina area portuale. L'altare a destra è dedicato al Santissimo Crocifisso. Il Cristo ligneo in croce (nella foto), esposto all'adorazione dei fedeli, una volta ornava l'oratorio della quinta Casa dei padri gesuiti al molo (via Cristoforo Colombo) e successivamente trasferito, nella prima metà del 1800, nella chiesa di Santa Lucia. L'altare maggiore si distingue per una bellissima scultura della Vergine e per le colonnine tortili che circondano la nicchia. In San Luigi, infine, è stato anche trasferito il fonte battesimale in marmo, pezzo forte della bombardata chiesa di Santa Croce, già in via Maqueda ad angolo con via Bandiera. Quattro opere che abbelliscono con tono la quasi disadorna chiesa di San Luigi. Non risulta che qualcuno abbia avvertito il bisogno di descrivere a fedeli e turisti la storia, il valore e l'importanza di quel patrimonio già collocato in due luoghi di culto, vanto della città un tempo felicissima.
In cerca di capolavori nei sottoscala quante opere scomparse sotto le bombe
La chiesa di San Luigi Gonzaga in via Ugdulena ospita due altari barocchi provenienti dalla chiesa distrutta di Santa Lucia al Borgo. Le immagini della mostra fotografica hanno suscitato emozioni per i disastri provocati dai bombardamenti aerei del maggio 1943. La mostra ha focalizzato chiese distrutte, palazzi semidistrutti, biblioteche e uffici pubblici danneggiati, monumenti mutilati e obelischi sfregiati. Fortunatamente, molti materiali e arredi sono stati riciclati o riutilizzati in altri siti o restaurati. Alcune opere d'arte sono state ritrovate nei depositi del Museo diocesano e nei musei pubblici palermitani.
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