SODDISFATTO dell'iniziativa il ministro Franceschini: «Ancora una grande giornata di festa. Sono sempre più numerose le famiglie che ogni mese partecipano a questo appuntamento di riavvicinamento al patrimonio culturale italiano. Con quella di oggi siamo arrivati a circa 5 milioni di persone che, dalla prima edizione, hanno visitato gratuitamente i soli musei statali». Se da una parte la grande affluenza rappresenta un risultato positivo, dall'altra risulta particolarmente stressante per i luoghi di interesse culturale, soprattutto per quanto riguarda i siti archeologici. Di solito, infatti, il Colosseo raggiunge la vetta di 16mila visitatori in un giorno: gestirne quasi un terzo in più si è rivelato tutt'altro che semplice. Le domeniche aperte a tutti nascondono risvolti sgradevoli per la "salute" dei monumenti e di chi vorrebbe goderseli: a microfono spento, infatti, molti custodi lamentano come nelle domeniche in cui gli ingressi sono gratuiti, gran parte dei visitatori risulti impreparata e indisciplinata. Capita di assistere a scene inqualificabili. Ospiti che si arrampicano sui muri e sui pilastri «e ci rispondono sgarbatamente se gli diciamo di scendere», rivela un addetto alla guardiania. A Ostia antica altri vigilanti hanno persino visto alcuni giovani che giocavano a pallone tra le rovine. E a chi osava riprenderli veniva risposto in modo sgarbato, addirittura sorpreso: «Ma perché, non si può? Oggi è gratis!».
Colosseo gratis la carica dei ventimila
Il ministro Franceschini è soddisfatto dell'iniziativa delle domeniche aperte a tutti nei musei statali, che hanno raggiunto 5 milioni di visitatori. Tuttavia, i custodi lamentano che molti visitatori sono impreparati e indisciplinati, causando danni ai monumenti. A Ostia antica, alcuni giovani sono stati visti giocare a pallone tra le rovine, mentre altri si sono arrampicati sui muri e sui pilastri. I custodi hanno risposto con sgarbo a chi li ha fermati. La gestione di un aumento di visitatori in un giorno è stata stressante per i luoghi di interesse culturale.
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