Che cosa rappresenta una piazza per la città? Sicuramente, è anima e immagine: un luogo di vita e di identità. È un palcoscenico di incontri e di scambi. Pordenone è una città strana, perché ha smarrito il senso della storia. Da noi ogni piazza ha perso la sua funzione originaria. Limitiamoci alle tre principali: troviamo un parcheggio disordinato (piazza della Motta); un incrocio con nel mezzo una colonna spartitraffico, per giunta con i gabbiotti dei locali pubblici (piazzetta Cavour); una grigia spianata di cemento (piazza XX Settembre). Si potrà sostenere che, in un'epoca mediatica come quella attuale, le funzioni tradizionali sono state assorbite inevitabilmente dai social network e dagli spazi dei centri commerciali. Ma questa è semplicemente una giustificazione di comodo. Da dove si potrebbe ripartire? Per esempio, potrebbe essere sanato un vecchio debito morale con la città. Pensiamo al cosiddetto "nobile interrompimento", che si trovava in piazza della Motta. Resistette fino alla metà degli anni Sessanta. Si trattava di un modesto edificio ad archi, che collegava la parte terminale dell'ex convento di San Francesco con il palazzo del Monte di Pietà (ex sede della biblioteca civica). Di pregio aveva le colonne che lo sorreggevano, con elementi decorativi del Rinascimento. Costituiva un'importante "quinta" che chiudeva il lato basso della piazza, separandola dall'area dell'Ospedale Vecchio. Ebbene, il fabbricato fu demolito, nonostante i vincoli storici. L'intricata vicenda risale alla fine degli anni Cinquanta, quando la "casa porticata" di piazza della Motta fu individuata come capro espiatorio di tutti i problemi del centro storico. Motivo? Ostacolava il traffico. Tra l'indifferenza generale, il consiglio comunale trovò l'escamotage per superare l'inghippo posto dalla Sovrintendenza. In prima battuta, decise la demolizione di una parte soltanto, quella più ingombrante. Poi si sarebbe trovata qualche altra soluzione. Così, nel maggio 1960, fu abbattuto l'edificio per molti anni adibito ad abitazione e bottega artigiana. Però il risultato non convinceva, perché restava ancora in piedi un pezzo di fabbricato. Che fare? Una relazione tecnica tolse le castagne dal fuoco agli amministratori: il troncone rimasto fu dichiarato pericoloso, quindi si poteva rimuovere. Alla fine di un'operazione tormentata a causa degli espropri, il Comune fu costretto a trovare il modo di recuperare il rapporto lacerato con la Sovrintendenza (che si sentiva presa in giro). Assunse così il preciso impegno morale «di ricostruire un altro fabbricato moderno, più intonato alla piazza». E gli amministratori, per mettersi a posto con la coscienza, salvarono i reperti più "nobili" della vecchia struttura, sistemandoli in via provvisoria negli scantinati delle scuole Gabelli. «Colonne e capitelli dovranno essere recuperati - intimava infatti la Sovrintendenza - per il loro inserimento nel nuovo edificio». Ovviamente, non se n'è più fatto nulla, ma la delibera comunale non è mai stata revocata. Pertanto ha ancora efficacia. Ora i tempi potrebbero essere maturi per saldare quel vecchio debito morale attraverso un atto concreto di riparazione. Il Comune, tramite un concorso di idee, potrebbe pensare seriamente di costruire un nuovo edificio, allargando l'intervento alla ristrutturazione della vera "piassa" dei pordenonesi, «sede de alegria de bon umor, de canti e sbacanade compendio de cronaca e de storia perché la dentro no' mancava gnente» (cit. Ettore Busetto). Piazza della Motta meriterebbe infatti di scrollarsi di dosso l'anonimato segnato da un parcheggio caotico. E proprio il "nobile interrompimento", ovviamente ripensato con soluzioni compatibili con il contesto urbanistico, garantirebbe la valorizzazione di un'area che non è più all'altezza del suo ruolo storico. Si potrebbe obiettare che non ci sono risorse finanziarie. Allora mettiamola così: il Comune potrebbe cedere il diritto di edificazione fissando modalità e cubature. Ricaverebbe i soldi per strappare al degrado la storica piazza dei pordenonesi. E quale funzione potrebbe avere? Quella di un mercato ortofrutticolo, delle erbe e dei fiori, come ai tempi d'oro.
TEMPI MATURI PER SALDARE UN DEBITO MORALE
La piazza è un luogo di vita e identità per la città. Pordenone ha perso il senso della storia e le piazze hanno perso la loro funzione originaria. Le tre principali piazze sono un parcheggio disordinato, un incrocio con una colonna spartitraffico e una grigia spianata di cemento. Si può sostenere che le funzioni tradizionali sono state assorbite dai social network e dagli spazi dei centri commerciali. Tuttavia, questo è una giustificazione di comodo. La città ha un debito morale con la storia e il Comune potrebbe riparare questo debito costruendo un nuovo edificio in piazza della Motta, che era stato demolito nel 1960.
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