L'amore per l'archeologia, l'avidità dei tombaroli e il mercato nero dell'arte s'intrecciano nella storia dei reperti siciliani custoditi dagli anni Venti al British museum di Londra. Monili e oggetti di età greca che svelano la perizia e l'estro degli orafi locali e che, ieri, sono tornati per la prima volta nell'Isola. "Gli ori del British museum" è il titolo della mostra inaugurata nelle sale del Medagliere del museo archeologico regionale "Paolo Orsi" di Siracusa. L'esposizione narra una vicenda di rinvenimenti e caccia ai tesori che ha inizio nei primi decenni del Settecento quando la preziosa collezione d'arte del vescovo di Girgenti lasciò senza fiato Jean Houel. Tra le opere che l'artista potè ammirare vi erano quattro coppe forgiate nell'oro rinvenute in un borgo dall'eco mitica che il viaggiatore del Grand tour immortalò nelle sue pagine facendo entrare, di diritto, il paesino di Sant'Angelo Muxaro nella letteratura archeologica siciliana. «Tra questi reperti straordinari - dice Dario Palermo, docente di Archeologia classica all'Università di Catania - vi erano due coppe, in greco, "patere", decorate a sbalzo, con la raffigurazione di tori dalle lunghe corna del VII secolo avanti Cristo. Houel si rammaricava di poterne riprodurre una soltanto perché l'altra era stata venduta a un inglese ma fu proprio questo a salvare il tesoro di Sant'Angelo Muxaro». Gli eredi del vescovo, infatti, vendettero la coppa a lord William Hamilton, ambasciatore alla corte di Napoli il quale, dopo qualche anno, la immise nel mercato londinese dell'arte da cui giunse al British Museum che acquistò la patera. Delle altre coppe, invece, non si ha più notizia. Ma il borgo antico a poche miglia da Girgenti custodiva altri tesori. Nel 1931, l'archeologo Paolo Orsi acquistò da antiquari vicini ai tombaroli, un anello d'oro con l'incisione nel castone di una mucca intenta ad allattare proveniente dall'area di Sant'Angelo Muxaro e ne rimase talmente colpito da voler avviare una vera campagna di scavi. «Il soprintendente alle Belle arti portò alla luce una immensa "città dei morti" dice il docente Palermo da decenni impegnato nelle campagne di scavo nell'area di Sant'Angelo con alcune grandiose tombe monumentali sormontate da una falsa cupola, simili a quelle della Grecia di epoca micenea. All'interno di una di queste nobili sepolture rinvenne, ancora al dito dello scheletro, un anello che nel castone raffigurava un lupo dalle fauci spalancate. Esiste un terzo anello simile ai primi due appartenente al Museo Archeologico di Firenze, di provenienza ignota, con la figura di un grifone nel castone. La foggia, la tecnica e la bellezza di questi monili ci fanno ipotizzare che essi siano stati realizzati da un unico orafo, detto "il maestro degli ori di Sant'Angelo Muxaro": probabilmente un artista indigeno che imparò il mestiere nella colonia rodio-cretese di Gela. Non sappiamo ancora per quale motivo arrivò a Sant'Angelo tutto questo quantitativo di oro: forse per i rapporti con Gela. È probabile che l'oro sia stato un dono per le autorità locali o una ricompensa ». La "patera" di Sant'Angelo Muxaro e l'anello custoditi al British museum sono dunque tornati in Sicilia grazie a un accordo tra Italia e Inghilterra siglato nel 2012. Ma non saranno i soli protagonisti della mostra siracusana. Nei magazzini del museo londinese, infatti, si trova un tesoretto ritrovato nelle campagne di Avola, cittadina a sud di Siracusa. Era il 1914 quando, in contrada Mammanelli, alcuni operai intenti nelle operazioni di scavo di una trincea per la nuova rete idrica, trovarono un'anfora stracolma d'oro. Orsi, nel 1917, parlava di 300 o, addirittura, 400 monete di età greca tutte d'oro che riempivano il vaso insieme con alcuni gioielli. Ma l'archeologo non riuscì a salvare il tesoro di Avola dalla foga dei tombaroli e dal mercato nero: ne riuscì a recuperare 10, tutte di straordinario valore, tra cui soprattutto 4 darici in oro: monete coniate in Persia che sono, fino ad oggi, le uniche ritrovate in Sicilia. I gioielli, invece, per strade ignote furono acquistati dal British museum nel 1923 che, appunto per la prima volta, ha deciso di farli tornare in Sicilia. «Nasce così una mostra unica commenta la direttrice del museo "Paolo Orsi", Gioconda Lamagna a cui affiancheremo altri tesori conservati da tempo nei magazzini del museo di Siracusa e provenienti dall'area del Santuario della Madonna delle Lacrime, da Akrai, Morgantina e Adrano tutti datati tra la fine del IV e il II secolo a.C.».