Il Comune ha presentato al quartiere i nuovi progetti. Gli scenari sono due ma vincono gli spazi aperti La grande area della Caserma Gavoglio al Lagaccio (leoni) DUE scenari, uno più radicale, che lascia in piedi solo l'ex caserma e l'ex proiettificio per trasformare la Gavoglio in un grande spazio aperto, con tanto verde e parchi pubblici, l'altro più conservativo, che lascia in piedi qualche edificio in più, ma trasforma comunque la valletta in parco: sono i due progetti che alternativi che cambieranno radicalmente l'aspetto di quel buco nero costituito dalla ex Gavoglio, al Lagaccio. «Quando mi sono insediato come presidente del municipio la prospettiva di questi spazi era la trasformazione in residenze e posti auto, insomma altro cemento ricorda Simone Leoncini, presidente del Centro-Est oggi per fortuna siamo arrivati ad una soluzione completamente diversa. Questo è un quartiere dove gli spazi privati hanno una larghissima preponderanza, bisogna restituire ossigeno». Il vecchio piano regolatore prevedeva infatti di sostituire cemento con cemento, tante residenze e parcheggi, ma la mobilitazione degli abitanti e dei comitati, riuniti nella «Rete Voglio La Gavoglio», è riuscita piano piano a far valere le sue ragioni con la nuova amministrazione e oggi la prima linea guida, ormai accettata da tutti, è che è escluso tassativamente ogni aumento volumetrico degli edifici, mentre c'è tanto da demolire. Costruita nel 1652 dalla Repubblica di Genova, la Gavoglio si estende su circa 70.000 quadrati, che l'esercito ha iniziato progressivamente ad abbandonare negli anni Settanta, anche se qui sono stati ospitati ancora alcuni gruppi di poliziotti in occasione del G8 nel 2001. Oggi quello spazio è vuoto e i 70.000 metri quadrati incastonati nella valletta del Lagaccio sono più che mai preziosi per un'area così congestionata, con le case affastellate una sopra all'altra. I due progetti oggi sul tavolo sono il frutto del percorso di partecipazione pubblica avviato dal Comune a marzo e sono stati presentati ieri mattina ufficialmente alla scuola Duca degli Abruzzi di via Centurione. Il primo scenario, quello più verde, prevede la demolizione di praticamente tutti gli edifici non sottoposti a vincoli dalla Sovrintendenza. Resterebbero quindi in piedi solo l'ex proiettificio, che copre 5288 metri quadrati, e che potrebbe ospitare start up a carattere innovativo, laboratori di ricerca e artigianali ambientalmente compatibili. A questo proposito si è già fatto avanti un consorzio di artigiani che ha proposto di investire in questa area, un'ipotesi che piace molto anche all'amministrazione, visto che i fondi per cambiare il volto di quell'area sono ancora tutti da conquistare. «Siamo pronti a lavorare con impegno per capire quali fondi possono venire dalla progettazione europea spiega l'assessore al Patrimonio Emanuele Piazza e sui fondi statali. D'altra parte stiamo già lavorando anche sugli altri beni demaniali che il Comune sta acquisendo, abbiamo già completato il percorso per i forti e stiamo andando avanti sui Magazzini del Sale». Il progetto più «verde» destina l'ex caserma, 12.294 metri quadrati di edificio, a funzioni urbane come una piazza pubblica coperta con aree gioco, servizi pubblici, eventualmente anche un ostello, alloggi per studenti e spazi per spettacoli. Per il resto resterebbe in piedi solo la palazzina della Croce Rossa, tutto il resto diventerebbe spazio aperto, con tanto di percorso ciclo-pedonale verso il parco del Peralto. Il secondo scenario mantiene invece oltre all'ex proiettificio e all'ex caserma anche la stecca dietro all'ex proiettificio, altri 2009 metri quadrati, da destinare sempre ad attività artigianali o complementari. Resterebbe in piedi anche la costruzione che ospita oggi l'Idrografico, 1500 metri quadrati, servirebbe a ospitare a palestre, mentre il parco urbano coprirebbe tutta la valletta. I tecnici del Comune spiegano che sono possibili anche soluzioni intermedie, e comunque entrambi i progetti prevedono l'allargamento di via del Lagaccio. Giovedì i due scenari alternativi sono stati illustrati in giunta, entro dicembre si arriverà alla scelta definitiva, quella che sarà contenuta nell'accordo di valorizzazione che palazzo Tursi firmerà con il ministero e l'Agenzia del Demanio per arrivare poi entro aprile all'esame della giunta e quindi del consiglio comunale. A quel punto avverrà il passaggio definitivo dal demanio, oggi ancora proprietario di quei beni, al Comune. Tutte le operazioni di acquisizione dovrebbero essere completate entro la fine del 2016, quando i progetti potranno finalmente diventare esecutivi e, a patto che nel frattempo siano stati trovati i finanziamenti, potranno anche aprire i primi cantieri. Nel frattempo il primo passo è già stato fatto con la consegna della casa di quartiere e l'apertura anche se saltuaria, di quella che è stata chiamata piazza Italia, la piazza all'imbocco della ex caserma. Ora resta da conquistare tutto il resto.