IL PERSONAGGIOIL PROGRAMMA DEL NUOVO DIRETTORE BRADBURNE «BRERA deve tornare a essere il cuore pulsante della città. Ha un patrimonio di capolavori tra i più importanti dell'Occidente che merita di essere valorizzato. Abbiamo bisogno di pubblico, dobbiamo trasformare la visita al palazzo in un'esperienza indimenticabile, degna delle opere che custodisce. La strada sarà lunga, ma in otto anni conto di portare la Pinacoteca all'altezza dei grandi musei internazionali ». James Bradburne, nuovo direttore della Pinacoteca e della biblioteca Braidense, ha le idee chiare e ieri alla sua prima uscita pubblica ha dato un assaggio di quel che intende di fare: «Riportare Brera al centro di Milano. Fisicamente lo è già, visto che si trova tra la Scala e il Piccolo Teatro, ma è scomparsa dal cuore dei milanesi. E si vede anche da com'è oggi, un po' triste ». L'occasione è la presentazione della fine dei restauri dell'Atrio dei Gesuiti grazie a un finanziamento di Rigoni di Asiago: l'antico ingresso del palazzo, quello che dà su piazzetta Brera, è stato completamente rimesso a nuovo in sei mesi di lavori, riportando alla luce anche opere per anni dimenticate come il bassorilievo dell'incoronazione di Napoleone Bonaparte di Gaetano Monti, destinata all'Arco della Pace ma rimasta incompiuta a causa della caduta dell'imperatore. «L'atrio è solo l'inizio di un percorso, che deve coinvolgere tutte le istituzioni che vivono nel palazzo» ha spiegato Bradburne, 59 anni, canadese ma di cittadinanza britannica, con un curriculum di esperienze in giro per il mondo, fra i super manager della cultura voluti dal ministro alla Cultura Dario Franceschini. Bradburne - che di Milano dice: «Ha uno spirito eccezionale, di grande partecipazione » - è consapevole della situazione e il futuro lo vede così: «Basta con le mostre temporanee che sono una droga per i musei, studiate per nascondere il calo dei visitatori: la Pinacoteca deve puntare sulla valorizzazione della collazione permanente». Come però ancora non lo dice: «Sono qui da tre settimane, datemi 100 giorni come ai politici e presenterò un piano strategico. Sto leggendo con avidità gli scritti di Franco Russoli, già direttore di Brera e sovrintendete a Milano negli anni '70: aveva già capito che il patrimonio di un museo non va solo tutelato, ma anche valorizzato. È quello che dobbiamo fare noi con le 38 stanze piene di capolavori che vanno resi più accessibili prima di rubare spazio ad altri». Quindi niente Grande Brera, il progetto di trasferimento dell'Accademia delle Belle Arti nella caserma di via Mascheroni di cui si discute da anni? Uno stop ancora non c'è, ma le parole del nuovo direttore sono a dir poco caute: «Fra 3-4 anni sarà pronto Palazzo Citterio, che ci permetterà di ampliare la parte espositiva mettendo in mostra importanti collezioni. Quando avremmo capito di cosa abbiamo ancora bisogno chiederemo altri spazi».
"Brera ora è un museo triste in 100 giorni lo rivoluzionerò"
Il nuovo direttore della Pinacoteca e della biblioteca Braidense, James Bradburne, ha presentato i suoi piani per valorizzare il patrimonio artistico del palazzo. Ha spiegato che la Pinacoteca deve puntare sulla valorizzazione della collazione permanente e non solo sulle mostre temporanee. Ha anche affermato che il palazzo deve essere reso più accessibile ai visitatori e che non ci sarà un Grande Brera, ma piuttosto un progetto di ampliamento del Palazzo Citterio. Il direttore ha anche menzionato l'importanza di studiare gli scritti di Franco Russoli, già direttore di Brera, per capire come valorizzare il patrimonio del museo.
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