In Italia il rapporto pubblico-privato nella cultura inizia a strutturarsi, ma c'è già chi guarda oltre. «Bisogna coinvolgere le persone che pagano, dare loro una voce nella governance dei luoghi d'arte. Una gestione mista è importante». La proposta emersa ieri durante gli Stati generali della cultura arriva da James Bradburne, neo direttore della pinacoteca di Brera. uno dei venti super-musei dotati di autonomia speciale. Bradburne, canadese con cittadinanza britannica, è uno dei sette direttori stranieri ed è la prima volta che accade in un luogo d'arte italiano. Ma quando ieri ha parlato di governance mista si riferiva non solo alle proprie esperienze internazionali, ma a un modello tutto nostrano: Palazzo Strozzi a Firenze, dove ha lavorato. «Lì si prevede - ha spiegato - la partecipazione dell'associazione di partner aziendali». Fondamentale è l'autonomia di chi è chiamato a sedere nei consigli di amministrazione. «Dobbiamo avere persone nominate per la loro eccellenza, indipendenza e competenza». Proposta che ha trovato d'accordo Giovanna Melandri, alla guida del Maxxi di Roma, il museo delle arti contemporanee. Nel 1998 il Maxxi è diventato fondazione di diritto privato, ma con la vigilanza dello Stato, e un mese fa Enel è diventato il primo socio privato. «Risorse pubbliche e private - ha affermato l'ex ministro dei Beni culturali - crescono insieme o insieme deperiscono. Il modello di governance tra pubblico e privato si basa su questo concetto». Quella della governance mista è «una strada percorribile», ha sottolineato Flaminia Gennari Santori, neo-direttrice delle gallerie nazionali di arte antica di Roma, altro super-museo fra i venti autonomi. E ha citato l'esperienza Usa, dove ha lavorato fino a ieri: «In quella realtà il privato agisce nell'interesse pubblico secondo regole molto severe e precise. L'aspetto economico e quello del non profit sono ben distinti secondo codici etici e pratici rigorosissimi». Gabriella Belli, direttrice dei Musei Civici di Venezia, va oltre, perché «il nostro Statuto prevede che al tavolo della fondazione possa sedersi un soggetto privato, o perché individuo che porta un importante contributo economico o anche in rappresentanza di più soggetti che possano individuare, magari anche con una rotazione, uno di questi soggetti per entrare nel consiglio di amministrazione». Il tema, dunque, è la soglia di rappresentanza, perché questo non è regolamentato e se non si agisce «rimane lettera morta». E non è irrilevante stabilire quanto può incidere sulle scelte scientifiche e culturali il partner o il mecenate che entra, ha osservato Belli, un elemento «che noi non vogliamo evitare di discutere. Ritengo che, in ogni caso, il tema della collegialità sia fondamentale perché non abbiamo una monarchia in cui decide un solo soggetto, c'è sempre una collegialità, appunto, che difende sia la spesa sia la struttura scientifica della fondazione». All'interno della sessione è spiccata la voce di padre Paolo Nicolini, consigliere delegato dei settori amministrativo-gestionali dei Musei Vaticani. Dove, evidentemente, il tema della governance non si pone in quanto, ha scherzato, «l'unico azionista è la Provvidenza». Nicolini ha raccontato di una « dialettica con chi dona, che sia un privato o un'azienda. Esistono benefattori di varie entità. Questa dialettica ci sarà sempre, ed è giusto che ci sia, perché è utile per chi governa un museo ed è utile per il sistema in sé». Rispetto alla gestione dei Musei Vaticani ha sottolineato l'importanza di «valorizzare non solo il patrimonio, ma anche le risorse umane, ovvero la capacità delle persone. Noi dimentichiamo sempre che il personale significa capacità. Ci sono i furbetti, chi ha voglia di lavorare e chi non ne ha voglia, ma sono capacità». Ha chiuso con un appello sul rilancio di Roma: «È possibile che non possa esistere una collaborazione sinergica fra le varie realtà? Come è possibile che in una città come Roma, che tutti ci invidiano, non possa accadere questo miracolo?»
Una nuova governance per i musei
In Italia, il rapporto tra pubblico e privato nella cultura sta iniziando a strutturarsi. James Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera, propone una governance mista, coinvolgendo le persone che pagano e dando loro una voce nella governance dei luoghi d'arte. La proposta è stata accolta da Giovanna Melandri, direttrice del Maxxi di Roma, e Flaminia Gennari Santori, direttrice delle gallerie nazionali di arte antica di Roma. Il modello di governance mista è stato anche discusso da Gabriella Belli, direttrice dei Musei Civici di Venezia, che ha sottolineato l'importanza di stabilire una soglia di rappresentanza per il partner o il mecenate che entra nel consiglio di amministrazione.
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