Presa per quello che vale la classifica che vede Venezia "città vivibile, prima tra le grandi", ecco che ad addolcire l'amarezza di tanto inganno viene a soccorrerci la sana ironia di chi commenta sulla "Nuova Venezia" il decisamente inaffidabile primato veneziano: «In questo caso a favorire Venezia è il fatto di essere una città sull'acqua con un basso indice di auto e di moto per abitante». In breve, Venezia veleggia tra le prime perché sono ancora poche le auto in transito tra Rialto e San Marco. Sciocchezze a parte e non considerati nemmeno per sbaglio i molti e gravi inquinamenti causati da umani e trolley calcolabili ormai attorno ai 40 milioni all'anno in una città antica di circa 50 mila abitanti, cerchiamo invece di capire in che razza di "tutto a posto" si trovi oggi Venezia. Nel Dizionario universale delle arti e delle scienze scritto dall'illuminista inglese Efraimo Chambers e pubblicato a Venezia da Giambattista Pasquali a metà del XVIII secolo, si legge che il sentimento rientra in tutte le idee conseguenti alle operazioni della mente. Sentimenti, cioè pensieri, idee, ed è giusto allora essere suscettibili di certi sentimenti se, per esempio, non si può che assistere dolorosamente impotenti alla chiusura della bottega d'arte e del buon gusto di Angela e Rita Greco. Con i loro paralumi a mano hanno illuminato le notti di un mondo assai ordinato, in cui a contare erano per davvero le differenze tra signorilità e volgare trascuratezza, tra discrezione ed esibizionismo, tra oggetti parlanti e gingilletti risciacquati nel nulla. Certo, oggetti parlanti, perché quando si entrava in quel negozio si veniva presi da un sentimento fiabesco, tanto da poter immaginare che tazze, teiere, caffettiere, bicchieri, una volta usciti dalla bottega delle due sorelle, potessero animarsi, parlare, offrire ai loro nuovi proprietari una fantasia alla Walt Disney. Quante di queste botteghe color cannella sono sparite, sono state costrette a chiudere? Già, color cannella, che è il colore delle lunghe storie fra negozianti e clienti, le storie che fanno una città e che nascono dalla confortevole consapevolezza di virtuosità straordinarie acquisite nei diversi generi, dagli alimentari alle spezie, dai tessuti alle cornici per quadri e stampe, dai vetri alle maioliche, ai ferri battuti, alle sartorie, ma anche, se non soprattutto, dal persistere di famiglie per generazioni fedeli clienti delle botteghe color cannella. Una volta cessate quelle "lunghe storie", sono spariti fornai, macellai, librerie, il mitico negozio di tessuti Valli in Merceria, e con Valli molti altri storici negozi che dalla Torre dell'Orologio si allungavano verso San Salvador. Un vecchio proverbio inglese dice che "il tempo e la marea non aspettano nessuno". Noi dovremmo aggiungervi il turismo, inarrestabile come il tempo e la marea. Al seguito di un turismo devastante per i numeri e per l'inconsistenza culturale di chi lo sostiene è scomparso un mondo e con quel mondo è scomparsa la città, quella in cui i luoghi, gli spazi urbani prendevano nome proprio dai tessitori in seta e in oro, broccati e damaschi, dagli scaleteri, dagli squelini, dai tappezzieri, e così di seguito nel corso dei secoli, ovunque in città. A proposito, sta per chiudere un altro degli ultimi santuari dei tessuti in seta, broccati, cuscini, scialli, ecc., quello che si trova ancora in campo San Polo, di fianco al sottoportico. E ogni volta, o quasi, la sentenza è la stessa: "Cessiamo l'esercizio, vendiamo ma non ai cinesi". Dove non c'è razzismo alcuno, ma solo il dispiacere, lo smarrimento per dover lasciare il campo a chi non potrà che distruggere il sentimento autentico della città, i pensieri e le idee di coloro che seppero immaginare crescita e trasformazioni della stessa, trovando però in mezzo a enormi difficoltà, a durissimi contrasti e alle indispensabili diversità la meraviglia di un'inspiegabile armonia, ovvero il sentimento stesso di quella Venezia. Mentre ci si interroga su quale potrà essere il punto d'arrivo o di caduta del colossale processo di cambio d'uso dell'intera città (sembra verosimile che il numero di alberghi e loro succedanei nel solo centro insulare sia superiore a quello del centro storico di Barcellona che ha in quell'area abitanti in numero di gran lunga maggiore del nostro centro storico), si viene a conoscenza che le Assicurazioni Generali stanno pensando a un uso turistico per Palazzo Morosini in campo Santo Stefano. E per restare nel settore dei giganteschi contenitori, i ponteggi per restauri da avviare al più presto circondano già lati e facciata di Palazzo Nani a San Trovaso. Di qui rapidi sfratti per i residenti dei due storici e famosi edifici. Difficile pensare a ostacoli provenienti dal Comune sulla strada "alberghi per sempre". Meglio attendersi severi controlli e verifiche da parte della Soprintendenza alle Belle Arti e Paesaggio di Venezia, a iniziare da Santo Stefano perché lì le Generali hanno la proprietà di beni artistici estremamente preziosi. Lo stesso credo si possa dire per Palazzo Nani. Così, tornando ai sentimenti di cui sopra, qualche giorno fa ai piedi del futuro albergo di San Trovaso si è svolta una sentimentale festa in strada, o meglio in Calle, con cui una splendida famiglia inglese, da molti anni veneziana, ha inteso, con rammarico britannico, congedarsi dalla città e da moltissimi amici. Tristissimo cambio d'uso di un edificio che ha costretto all'addio una famiglia, che proprio nell suo essere inglese, aveva trovato a Venezia casa in ogni senso, così come per secoli è accaduto dalle nostre parti, stando, per esempio, a quanto si sa del Canaletto e del suo essere diventato inglese per merito e volontà degli inglesi che vivevano a Venezia. Ma questa è un'altra storia. Storico dell'arte
Venezia, finta città vivibile dove le botteghe chiudono
La città di Venezia sta subendo un processo di cambiamento radicale a causa del turismo. Molti negozi tradizionali, come quelli di tessuti e di artigianato, stanno chiudendo a causa della mancanza di clienti e della concorrenza dei negozi di massa. La città è anche soggetta a inquinamento e sovrappopolazione, con oltre 40 milioni di turisti all'anno. La Soprintendenza alle Belle Arti e Paesaggio di Venezia sta controllando l'uso di edifici storici per alberghi e altri progetti. Una famiglia inglese, che ha vissuto a Venezia per molti anni, ha dovuto addio il suo edificio storico a causa del turismo.
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