Un museo che rinasce, con una connotazione metropolitana grazie al restauro firmato Heinz Tesar Marco Rapposelli, una bianca sinfonia architettonica a quattro mani fra Vienna a Padova. E si apre alla più grande collezione del massimo scultore novecentesco italiano, Arturo Martini, uno dei pochissimi italiani ad aver dovuto pagare il prezzo della resa dei conti post-fascista, fino a perdere la cattedra. Ma diventa nel contempo anche la sede della collezione d'arte moderna della città, dai primi dell'800 fino al vivacissimo Novecento. E poi, dall'altra parte della città, il complesso trecentesco di Santa Caterina: rinasce dopo un lunghissimo e complicatissimo restauro, e oltre ai gioielli di Tomaso da Modena diventa il contenitore di grandi mostre evento, senza dimenticare la splendida pinacoteca con i grandi dal '400 al '700. Questo fine settimana Treviso vive una straordinaria concatenazione culturale, artistica, urbanistica. Sarà il ministro ai Beni Culturali, Dario Franceschini, domani alle 18.30, a tagliare il nastro del nuovo museo Bailo in borgo Cavour, assieme al governatore Zaia e al sindaco Manildo. Era stato aperto ne 1882, da Luigi Bailo, che lo volle museo trevigiano per connotarlo subito come tempio dell'arte e della cultura della città, incastonato attorno ai due chiostri del convento. Saranno l'assessore alla cultura Franchin, il direttore dei musei civici Lippi, e la conservatrice Gerhardinger, con l'architetto Rapposelli, e illustrare storie e restauro del museo, prima di un concerto. Il nuovo Bailo è uno scrigno di luce, aperto da una galleria di ingresso che è molto di più di un biglietto di visita. Nel chiostro, spostato per aumentarne la visibilità, l'"Adamo ed Eva" di Martini, che nel 1990 una sottoscrizione popolare della città aiutò ad acquistare. Dello scultore nato in via Campana in città, il museo offrirà 125 opere. E poi, suggestiva e commovente, la sala dedicata a Gino Rossi, l'altro gigante del Novecento trevigiano. E basti dire che entrambi, in Francia e a Parigi, ebbero modo di frequentare Picasso Co, e di entrare in contatto diretto con le star dell'epoca. E ci sono gli spazi per le esposizioni temporanee, la prima comincerà a gennaio, e sarà un "fior da fiore": 12 grandi musei italiani presteranno loro capolavori di '800 e' 900 per riabbracciare il rientro in servizio del museo trevigiano, dopo 12 anni di chiusura. Non ci sono solo Martini e Rossi, che restano i due principali fili conduttori: ecco Guglielmo e Beppe Ciardi, Giovanni Apollonio, Luigi Serena. E poi la galleria del Novecento: Bepi Fabiano, Nino Springolo, Juti Ravenna, Aldo Voltolin, una sezione sullo scultore Conte. E l'auspicio è che il museo si possa aprire domani anche alla grande, fecondissima stagione del dopoguerra. Per festeggiare, l'amministrazione comunale ha stabilito che il 29, il 30 e il 31 ottobre l'ingresso sarà gratuito A Santa Caterina, il giorno dopo, venerdì 30 alle 18.30, si apre la mostra dedicata al genio di Escher, artista olandese capace con il suo talento di sfidare forme e gravità, spazio e confini della materia. La organizza Arthemisia Group, dopo i successi di Reggio Emilia, Bologna e Roma. Jole Siena, ad della società, punta a superare i 150 mila visitatori. Per il lancio, un evento il giorno successivo, il 31. Alle 12 Vittorio Sgarbi sarà a Santa Caterina; visita guidata e conferenza nell'auditorium, fra i gioielli trecenteschi di Tomaso. E Santa Caterina riaprirà anche la pinacoteca dal '400 al '700: Tiziano e Bellini, Paris Bordon e Lotto, Tintoretto. E poi Guardi, Tiepolo, Rosalba Carriera, Pietro Longhi. E non finisce qui. La città attende il 2016, per poter offrire a visitatori e turisti un'altra stupenda chicca di arte, storia e memoria: la collezione Salce, 20 mila manifesti che fanno la storia dell'età moderna Andranno nella chiesa di San Gaetano a Treviso, già dei templari. Meno imminente (2017?) è la riapertura della chiesta trecentesca sconsacrata di Santa Margherita (un tempo palestra, come la Misericordia a Venezia), dove troveranno dimora gli affreschi tomasiani. Nell'adiacente convento restaurato, l'Archivio di Stato propone già autentiche "chicche" nei fine settimana (si entra da riviera Santa Margherita). C'è chi l'ha già definito il "rinascimento culturale" della città del secondo millennio. E anche Fondazione Cassamarca ha riportato la grande arte a casa dei Carraresi, ospitando dallo scorso weekend la mostra di El Greco in Italia, curata da Lionello Puppi. Treviso si attende molto dai tesori che tornano a splendere, ridando alla città la piena dimensione di culla della cultura veneta sin dal Medioevo. Una meta turistica di prim'ordine, esplosa con il ciclo di Goldin a cavallo del Duemila. Exploit irripetibile, dopo la crisi. Ma Treviso crede nella sua scommessa, e torna in pista, anche se "balbetta" in comunicazione. Sa di avere splendide carte, a cominciare da Martini. Ma ora deve giocarle bene agli occhi dell'Italia e del mondo.
Treviso si riscopre scrigno d'arte e bellezza
Il museo Bailo a Treviso è stato riaperto dopo un lunghissimo e complicatissimo restauro. Il museo ospita la più grande collezione di Arturo Martini, uno dei pochissimi italiani ad aver dovuto pagare il prezzo della resa dei conti post-fascista. Il museo è anche la sede della collezione d'arte moderna della città, che include opere di artisti come Gino Rossi, Bepi Fabiano e Nino Springolo. Il museo è stato inaugurato il 29 ottobre e l'ingresso è gratuito per il fine settimana. Allo stesso tempo, il complesso trecentesco di Santa Caterina è stato riaperto dopo un restauro, e ospita la mostra "Escher" e la pinacoteca con opere di artisti come Tiziano e Bellini.
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