Con i lavori sono riemersi affreschi e decorazioni di grande qualità artistica Iscrizioni rupestri testimoniano il culto per le spoglie del beato Vincenzo L'AQUILA. I frati lo ricordano ancora come "lochetto" e sanno che quelle tre stanze dovevano essere il nucleo su cui è stato poi costruito l'imponente convento di San Giuliano, che nei secoli addietro contava centinaia di ospiti. Un conventino, appunto, adiacente a quello attuale, che risale al 1400 e che è stato ristrutturato e riaperto dopo il terremoto grazie a un intervento di 400mila euro finanziato in gran parte dal club Soroptimist e condotto dalla Soprintendenza ai beni culturali d'Abruzzo. Il "lochetto" è stato in questi giorni al centro del ciclo di conferenze organizzato per il sesto centenario dell'introduzione dell'osservanza minoritica in Abruzzo, nella sala conferenze del convento di San Giuliano appena restaurata. Grazie a una serie di visite guidate condotte dalla storica d'arte della Soprintendenza Biancamaria Colasacco, infatti, decine di aquilani hanno potuto riscoprire un tesoro che in pochi conoscono. «In molti hanno colto l'occasione per entrare negli ambienti del conventino, il "lochetto" come lo chiamano i frati del primo insediamento», spiega lo storico Walter Capezzali, tra gli organizzatori delle conferenze. «Questo luogo, soprattutto per la presenza di figure carismatiche, in particolare quella di Giovanni da Capestrano e del beato Vincenzo dall'Aquila, è stato il centro del movimento osservante italiano. Un punto di riferimento concreto nella seconda metà del Quattrocento». Tre stanze tutte decorate con pitture ad affresco e a secco di altissimo valore, collegate l'una all'altra da porte strette e basse. «È un luogo in cui si devono concentrare le attenzioni sia sotto il profilo conservativo, per far sì che possa continuare a vivere di questa vita che gli abbiamo restituito, sia sotto il profilo di studio scientifico e storico-artistico per cercare di definire la mano non tanto degli affreschi, quanto piuttosto dei monocromi presenti nell'ultima stanza, una cappellina, unici, non solo in Abruzzo, ma in Italia», dice Colasacco. «Si tratta di pitture realizzate a secco, molto più delicate rispetto agli affreschi. Pensare a un ciclo di questa dimensione, di questa qualità, risalente ai primi decenni del Cinquecento, è straordinario, oltre che per la tecnica pittorica e artistica, anche perché nel contesto cittadino non c'è niente di simile. È un esempio unico di tecnicismi che all'epoca erano sconosciuti». Oltre alle pitture a secco, di grande valore anche gli affreschi che decorano le altre stanzette del conventino e risalgono all'inizio del Seicento. «Sono di ottima qualità e rappresentano, oltre ai santi tradizionali, anche quelli dell'Ordine, come San Bernardino da Siena, con il suo monogramma. C'è poi un'intitolazione al beato Vincenzo molto interessante», prosegue la Colasacco. «Il suo corpo è stato ritrovato incorrotto a 14 anni dalla morte in una fossa comune e, a mio avviso, fu portato in questo luogo, dove si veniva ad adorarlo, come testimoniano le scritte nella cappella». Il conventino originario era composto da una celletta, uno studiolo e una cappella per pregare. Nei locali sottostanti ci doveva essere il refettorio, collegato con una scalinata agli ambienti superiori. «Il "lochetto" come struttura nasce, secondo le fonti intorno al 1415, un conventino dell'osservanza minoritica, vicino a una piccola chiesa, quella di San Giuliano, poi comincia a ingrandirsi anche grazie alla presenza di santi importanti dell'Ordine», conclude la storica d'arte. «Se si pensa che San Giovanni da Capestrano proprio in questi luoghi ha meditato la riforma dell'Ordine, si comprende la loro importanza. Prima del terremoto, nel 2002, era già stato riportato a nuova vita. Ma che qui ci potessero essere pitture di questo genere nessuno lo sapeva». Michela Corridore
San Giuliano, ecco i segreti del rinato conventino
Il conventino di San Giuliano, noto come "lochetto", è stato riaperto dopo il terremoto del 2002 grazie a un intervento di 400mila euro. Il luogo è stato al centro di un ciclo di conferenze per il sesto centenario dell'introduzione dell'osservanza minoritica in Abruzzo. Grazie a visite guidate, decine di aquilani hanno potuto riscoprire un tesoro che in pochi conoscono. Il conventino è stato costruito intorno al 1415 e contiene tre stanze decorate con pitture ad affresco e a secco di altissimo valore. Le pitture a secco sono unici in Italia e rappresentano un esempio unico di tecnicismi all'epoca sconosciuti.
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