I sospetti di alcuni cittadini e di Bruno Niccolini, studioso e appassionato di storia locale, sono più che fondati. Ieri mattina anche i carabinieri di Volterra sono stati informati dell'accaduto: i capitelli di marmo e i resti di alcune colonne, ultime testimonianze rimaste dell'antica pieve romanica di San Giovanni, in località Monte Voltraio, sono stati rubati. Capire le circostanze in cui è avvenuto il furto non sarà tanto semplice. Recentemente nella zona sono stati affidati lavori per il taglio del bosco e della vegetazione. E solo dopo questa operazione è stato chiaro quello che era successo. Sono stati alcuni cittadini che abitano nella zona i primi a notare che il sito era stato saccheggiato. Mancavano capitelli - almeno due, quelli più grandi - e le basi di alcune colonne di marmo che erano lì, all'interno dell'area considerata di interesse storico ma di fatto lasciata in totale abbandono. Era più facile notare prima i rovi che non i resti della pieve. Più volte storici locali e cittadini hanno chiesto agli amministratori di Volterra un intervento per valorizzare questi resti che si trovano vicino all'agriturismo, il Palagione. «È un atto molto grave quello che è successo dice Niccolini i resti non sono mai stati valorizzati ma finora nessuno aveva mai osato toccarli». In effetti era difficile immaginare che qualcuno potesse portare via i marmi. Invece è successo e di questo sono stati subito informati sia il sindaco, Marco Buselli, che la polizia municipale e successivamente anche i carabinieri per le indagini. Ieri mattina è stata informata anche la Sovrintendenza alle Belle Arti che dovrà dire cosa manca, quanti capitelli e quante colonne sono state portate via dai malviventi. Per raggiungere i resti della chiesa romanica gli autori del furto hanno anche realizzato una strada di accesso alla zona, una sorta di viottolo percorribile da un camion. Anche questo è venuto alla luce dopo il taglio del bosco. L'antico borgo e la pieve di San Giovanni, edificata intorno al X-Xl secolo e ricostruita su progetto di Giroldo da Lugano nel 1252, sono stati al centro di alcune pubblicazioni ma non è ancora certo che il materiale di interesse storico sia stato esattamente censito nel corso degli anni. Per cui al momento, così è stato spiegato dai carabinieri della compagnia di Volterra, diventa difficile valutare quanti pezzi sono stati portati via e il loro valore.