NON solo perché, come ha giustamente affermato il sindaco Buonajuto, «la candidatura di Ercolano porta con sé un contenuto di rinascita sociale», ma perché la cultura non è una cosa di un anno e basta. È un patrimonio di natura, prodotti della cultura materiale, tradizioni, enogastronomia e via via elencando, che ha radici nel passato, valore nel presente e proiezione nel futuro. Ercolano vive perfettamente questi tre stadi. Quindi ha tutti gli elementi per dimostrarsi co-capitale con Mantova e le altre pretendenti al "titolo" escluse da questa competizione, ma non dalla loro presenza in Italia. Per Ercolano questi elementi si chiamano per lo meno Scavi archeologici, Miglio d'oro, Vesuvio, il museo a cielo aperto "creator Vesevo", il museo Mav, tanto per citarne alcuni tra i più noti del patrimonio della cultura ercolanese. Ne dimentichiamo l'esistenza solo perché non hanno un riconoscimento, diciamo così, burocratico? Certamente no, come nessuno dimenticherà, per esempio, l'esistenza del battistero e della torre pendente a Pisa, altra delle città in gara. Allora l'occasione resta intatta. E può trovare spunto, per esempio, dalla partenza, il prossimo 29 ottobre, della quarta edizione degli Stati Generali della Cultura del Sole 24 ore. Quest'anno la parola chiave è "investire per una nuova cultura". Quale migliore occasione per far propria questa filosofia di vita e di sviluppo economico l'investimento in cultura - in una città che ha anche bisogno di trarre questo tipo di giovamento dal patrimonio di cui dispone?