TUTTI in gita a Roma. Il sindaco Ciro Buonajuto, la giunta municipale, i consiglieri comunali, i componenti la cabina di regia: Ercolano si ritrova oggi pomeriggio alle 17 nel Salone del Consiglio nazionale del ministero dei beni culturali, in via del Collegio Romano. Cinquanta le persone accreditate per assistere alla cerimonia di proclamazione della capitale italiana della cultura per il 2016. Ercolano ci spera, ci crede. Anche se il sindaco alterna entusiasmo e realismo. «Certo, nessuno mi ha chiamato. Non so cosa pensare» confida, mentre nella sua stanza in municipio definisce gli ultimi dettagli della trasferta romana. Appuntamento in piazza Trieste, partenza per la capitale fino ad Anagnina, poi tutti in metro fino a Barberini. Di lì, la comitiva raggiungerà la sede del ministero guidato da Dario Franceschini dove la giuria presieduta dal professore fiorentino Marco Cammelli sin dal mattino è riunita per aprire ed esaminare le buste con i dossier di candidatura. Alle 17 Cammelli comunicherà al ministro la capitale italiana della cultura 2016. Le dieci città finaliste sono, oltre a Ercolano, Aquileia, Como, Mantova, Parma, Pisa, Pistoia, Spoleto, Taranto e Terni. Il titolo è stato istituito dalla legge Art Bonus, dopo il successo di partecipazione di diverse realtà italiane al processo di selezione per individuare la capitale europea della cultura 2019, titolo poi assegnato a Matera. Quella competizione spinse tante piccole e grandi città a organizzarsi e a immaginare un'azione di valorizzazione del proprio patrimonio culturale. «Andiamo in autobus - racconta il sindaco Buonajuto - perché quello è lo spirito della nostra sfida: siamo una comunità unita, se avessimo potuto far entrare tutti i cittadini che volevano esserci, non sarebbe bastata la sede del ministero. Questa è già la nostra grande vittoria: aver aggregato tantissima gente». Il sindaco vive con grande trepidazione le ultime ore. «È stata comunque un'esperienza bellissima - racconta - abbiamo lavorato in team, senza risorse e con grande entusiasmo, a partire dai giovani che per primi hanno creduto in questa sfida». Il sindaco renziano, che a maggio vinse le elezioni al primo turno dopo la bufera che sconvolse un Pd travolto dagli scandali, prepara il dopo-trasferta. «Se vinciamo - ragiona- ho un milione di euro e il sogno può avviarsi subito. Ma anche se non dovessimo risultare primi, alcuni dei progetti che abbiamo elaborato li faremo lo stesso. Con risorse nostre e con fondi regionali e nazionali». Buonajuto punta a tesaurizzare un'avventura partita in sordina e cresciuta man mano, con un susseguirsi di adesioni e di spot pro-Ercolano capitale della cultura. Tra gli ultimi quella della console americana Colombia A. Barrosse per la quale «Ercolano è una straordinaria risorsa storico- culturale per l'intera regione, e un chiaro esempio di ciò che il Sud Italia è in grado di offrire ai turisti italiani e stranieri, inclusi i moltissimi americani che ogni anno visitano la Campania». All'inizio era stato il Forum dei giovani di Ercolano a lanciare l'idea della candidatura. Poi l'elezione di Buonajuto a fine maggio ha messo in moto la macchina organizzativa: in poche settimane è stato elaborato il dossier a cura di un gruppo di lavoro che ha coinvolto il Comune, l'Unione industriali di Napoli, la Fondazione Ville vesuviane, la Fondazione Cives (Museo archeologico virtuale) e la Fondazione Istituto Packard per i beni culturali. Consegnato a metà settembre, da questa mattina il fascicolo Ercolano è nelle mani dei commissari. Che devono decidere se la proposta vesuviana vale di più di progetti blasonati di città come Mantova o Spoleto, dal consolidato terreno culturale. «Molte delle altre città - confida il sindaco - ritengono di poter vincere perché sono delle eccellenze e funzionano certamente meglio di noi. Ma Ercolano vuole vincere per sviluppare un sistema culturale basato sull'inclusione sociale che ha una forza di integrazione straordinaria. Voglio che quanti che si autoescludono rispetto alla vita cittadina siano invece pienamente parte della comunità: è questo gap culturale che la nomina a capitale ci aiuterà a superare. Io non demordo».