È STATA tra i primi a sfogliare le lettere, il taccuino e il diario personale di Cavour alla libreria antiquaria Il Cartiglio di via Po. A lungo direttrice dell'Archivio Storico della Città di Torino, di cui ha anche coordinato l'attività editoriale, Rosanna Roccia è un'insigne studiosa di Camillo Benso conte di Cavour e ne ha curato l'intero epistolario. È però in qualità di membro del comitato storico della Fondazione Cavour che la Roccia interviene nel dibattito nato nei giorni scorsi in merito alla possibile acquisizione dei documenti cavouriani da parte del nascente Museo Cavour. Professoressa Roccia, il presidente della Fondazione Cavour, Nesi, ha dichiarato a Repubblica che mancano i fondi per procedere all'acquisto. Eppure non le sembra che il prezzo ipotizzato dal libraio antiquario alla Fondazione sia tutto sommato accessibile? «È vero, la cifra è certamente congrua e ragionevole e infatti sono molto fiduciosa che si risolverà tutto positivamente. Penso che già solo attivandosi fra tutti gli studiosi, gli storici e gli appassionati di Cavour che gravitano intorno alla Fondazione, potremo recuperare senza problemi la somma richiesta. Non vedo perciò scogli insormontabili, con una sottoscrizione credo che chiuderemmo velocemente la questione». Lei e il responsabile dell'ufficio vincoli della Soprintendenza Archivistica del Piemonte, Giuseppe Banfo, avete potuto vedere e sfogliare questi documenti cavouriani per verificarne l'autenticità. Quale impressione ne ha tratto? «Intanto va detto che il ritrovamento è in sé significativo perché apre nuove porte sulla conoscenza del Cavour, quindi aldilà dell'indubbio valore museale di queste carte e appunti manoscritti, va considerata anche l'importanza che rivestono per lo studio del personaggio. In definitiva non penso che finiremo mai di conoscere Cavour. Questa ultima scoperta ce lo conferma pienamente». Qual è il pezzo più interessante fra il taccuino segreto e il diario segreto? «Lo sono certamente entrambi, con le dovute differenze. Il taccuino contiene note piuttosto curiose perché pongono l'accento sul dissidio tra il Cavour e il re Vittorio Emanuele sul "fattore" Rosina Vercellana, che portò anche al distacco dello statista da Rattazzi. Fu un fattore secondario, però creò fra loro certamente un po' di ruggine che ne condizionò il rapporto. È un documento dunque che ci può aiutare a colmare delle lacune, se sapremo incrociare queste brevi frasi che il Conte appuntava per sé con altri scritti, lettere e testimonianze di cui disponiamo. Il diario è il pezzo più importante, evidentemente. Se ne persero le tracce dopo che lo storico Ruffini per l'ultima volta lo aveva consultato nel 1912. Esisteva una trascrizione redatta da Domenico Berti alla fine dell'Ottocento, ma adesso il fatto di poter disporre dell'originale costituisce una grande fortuna: le fonti sono sempre qualcosa di molto prezioso». È stato ritrovato anche il diario materno, di cui non si sapeva l'esistenza. È un documento minore? «Non lo sottovaluterei. La madre di Cavour, Adele De Sellon, ebbe una notevole influenza sul figlio. Gli trasmise sicuramente un grande senso di responsabilità, il rigore, l'etica calvinista del lavoro. Il diario della mamma ci apre un mondo, quello culturale ginevrino, che concorse a formare la figura europea del Cavour adulto. Sono settantadue pagine che contengono molti riferimenti all'ambiente francese e ginevrino dei primi anni del XIX secolo, con alcuni passaggi riguardanti la famiglia dei conti di Cavour e dei marchesi di Barolo ».
Roccia: "Basta una sottoscrizione per assicurarsi una raccolta preziosa"
La professoressa Rosanna Roccia, membro del comitato storico della Fondazione Cavour, ha espresso fiducia che la possibile acquisizione dei documenti cavouriani da parte del Museo Cavour si risolverà positivamente. La Fondazione Cavour ha bisogno di fondi per procedere all'acquisto, ma Roccia crede che con la sottoscrizione di studiosi, storici e appassionati di Cavour, si possa recuperare la somma richiesta. I documenti cavouriani ritrovati alla libreria antiquaria Il Cartiglio di via Po includono un taccuino e un diario personale, entrambi di grande valore storico.
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