LA tensione nel Salone della biblioteca si scioglie quando Dario Franceschini apre la busta gialla e legge il nome di Mantova come capitale italiana della cultura 2016. Il sindaco di Ercolano Ciro Buonajuto era seduto in prima fila proprio alla destra del primo cittadino di Mantova, Mattia Palizzi, 37 anni, anche lui esponente del Pd. I due si stringono la mano, e mentre Palizzi prende la parola accanto al ministro Franceschini e al presidente della commissione Cammelli, il sindaco Buonajuto incassa il colpo. In sala, una folta delegazione partita dalla città degli scavi in autobus a ora di pranzo. Delusione, amarezza, ma anche voglia di riprovarci. Ci hanno creduto per sette mesi, e alla fine il verdetto è arrivato. Mantova è capitale della cultura, ma Ercolano può ancora sperare nella designazione per il 2017. Il nuovo verdetto della commissione, che esaminerà nuovamente le candidature delle 9 città rimaste in lizza, si avrà il 25 gennaio 2016. «Complimenti e buon viaggio a tutti ha concluso il presidente delle commissione Cammelli si è messo in moto un processo virtuoso, che costituisce un valore aggiunto per le città che hanno partecipato». Per conoscere le motivazioni che hanno spinto la commissione a preferire Mantova, la città che ospita tra l'altro il prestigioso festival della Letteratura, bisognerà attendere la conclusione dei lavori a gennaio prossimo. «Allora gli atti istruttori saranno accessibili a tutti spiega Cammelli siamo assolutamente trasparenti». Nell'illustrare il lavoro svolto, Cammelli ha fornito probabilmente l'unico indizio per motivare l'esclusione di Ercolano e la scelta di Mantova. «Abbiamo valutato anche il livello di maturazione dei progetti, scegliendo quelli che erano già pronti e avevano meno strada da compiere davanti». Un modo per lasciare intendere che il programma messo su da Ercolano sconta la ristrettezza dei tempi e il gap che molte delle attività indicate avranno bisogno di tempi più lunghi per partire rispetto a un titolo, quello di capitale della cultura, che copre un intero anno, il 2016, ed è operativo già dal primo gennaio. Oltre a Ercolano, restano in lizza per il 2017 Aquileia, Como, Parma, Pisa, Pistoia, Spoleto, Taranto e Terni. Prima della proclamazione, tutti i sindaci sono stati ricevuti dal ministro: qualche tensione in commissione, riunita sin dalle 11 del mattino. Il peso della scelta e la forte aspettativa si è fatta sentire, ma alla fine assicura Franceschini - la scelta è stata «imparziale e trasparente ». La delegazione di Ercolano ha dimenticato di portare il gonfalone: presenti in sala solo quelli di Spoleto, Pisa e Pistoia. Alle 17.15 il ministro Franceschini è sceso in sala. Dieci minuti dopo sono entrati i commissari e gli hanno consegnato la busta gialla con il nome del vincitore. «Sono felice per questa competizione, che ha coinvolto 24 città italiane e stimolato un lavoro di squadra veramente notevole ha detto Franceschini sono certo che alla prossima selezione prenderanno parte molte più città». E a chi sperava in una vittoria di Ercolano, Franceschini risponde: «Mi spiace, sarà per la prossima volta». «Una punta di amarezza per la sconfitta di Ercolano» la esprime il presidente della Regione Vincenzo De Luca. Che aggiunge: «Comunque ci penseremo noi a rilanciare Ercolano e il patrimonio archeologico della Campania » .