È STATO il curatore del Padiglione Italia alla dodicesima Biennale di architettura di Venezia 2010. Sarà a Pompei il 28 ottobre e a Paestum il giorno seguente per partecipare ai lavori del Consiglio superiore dei beni culturali che si riunirà fuori Roma, per volere del presidente Giuliano Volpe. Luca Molinari vive a Milano, è un architetto, insegna Storia della architettura contemporanea alla Seconda università di Napoli. Da membro del Consiglio superiore segue con interesse la partita della capitale italiana della cultura. Professore Molinari, cosa pensa di Ercolano tra le dieci finaliste? «È un fatto molto significativo. A Ercolano grazie all'esperienza di Packard si è sviluppato un modello, e per una volta su uno scavo così importante si è intervenuti in maniera virtuosa, mettendo insieme pubblico e privato. Un caso non comune in Italia che va al di là delle polemiche tra pubblico e privato». La scelta di Ercolano che valenza avrebbe? «Le implicazioni sociali sono importanti. Lì si percepisce che il patrimonio non è separato, e se il cittadino lo riconosce come proprio poi se ne prende cura. Tutte le volte che l'arte e l'archeologia diventano parte della nostra vita finiscono per nutrire il contemporaneo. Quando invece si ergono i cancelli, e gli scavi vengo rinchiusi, si ha difficoltà a farli vivere e percepire come propri». A Ercolano è il tema del rapporto tra antichità e costruito contemporaneo è forte, non fosse altro perché la città di oggi incombe sull'area archeologica. «Occorre passare dal luogo comune che vede nei siti archeologici solo rovine a una visione che si propone di portare quanta più società civile all'interno degli scavi. Quando si fa musica, danza, teatro all'interno dei monumenti la gente si affeziona, guarda a quei luoghi con più attenzione. E più si fanno tentativi di usare quei luoghi nel rispetto della storia e della conservazione del sito, tanto più si avvicinano i cittadini al patrimonio culturale. Il patrimonio non può restare sotto vetro, non va imbalsamato, non bisogna avere paura della vita, della contemporaneità». Come nel caso del museo che Renzo Piano sta progettando per gli scavi di Ercolano? «Piano fino dai primi anni settanta ha fatto progetti che mettono in dialogo moderno e scavi archeologici. La nuova architettura non mi spaventa, è da sempre così, anche quando Leon Battista Alberti adottò la sua soluzione "moderna" per la facciata di impronta gotica della chiesa di Santa Maria Novella a Firenze. Oggi quella facciata ci appare sublime, il tempo ha fatto il suo corso. L'opera contemporanea va realizzata con attenzione. Plaudo perciò al fatto che Renzo Piano possa operare a Ercolano, un grande arricchimento. Ha la sensibilità per operare benissimo, so che sentirà pienamente la responsabiliutà di un intervento in un contesto così particolare». Ma Ercolano è anche degrado urbano... «La nomina a capitale della cultura si può usare come trampolino per fare progetti di qualità diffusa, ma c'è anche il pericolo che si utilizzino quei fondi per costruire cattedrali nel deserto. C'è qualità diffusa quando un'amministrazione comunale ha la sensibilità di fare progetti coinvolgendo cittadini. In tal modo gli abitanti non percepiscono gli interventi come calati dall'alto, e sentiranno i luoghi nei quali si interviene come propri. La capitale della cultura è un'occasione preziosa che va sfruttata con intelligenza e trasparenza». (a. fe.)
Molinari promuove la sfida "Ora solo progetti di qualità"
Il curatore del Padiglione Italia alla dodicesima Biennale di architettura di Venezia 2010, Luca Molinari, è stato invitato a Pompei e Paestum per partecipare ai lavori del Consiglio superiore dei beni culturali. Molinari, architetto e professore di Storia della architettura contemporanea, esprime la sua opinione sulle dieci finaliste della selezione di Ercolano, che è stata scelta come capitale della cultura italiana. Secondo Molinari, la scelta di Ercolano è significativa perché rappresenta un modello di integrazione tra pubblico e privato, e perché il patrimonio culturale non deve essere separato dalla vita quotidiana.
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