«Ma siete così sicuri che la delibera dei Fori Imperiali verrà approvata? Io non ci metterei la mano sul fuoco». Altro che «grande progetto», «canto del cigno» o «ultimo regalo alla città». Mentre Ignazio Marino oggi potrebbe decidere di ritirare le dimissioni, è probabile che il provvedimento che dovrebbe varare la pedonalizzazione completa di via dei Fori Imperiali non arriverà nemmeno ad essere discussa. L'affermazione arriva da una fonte interna alla Giunta capitolina, squadra ormai spaccata e dilaniata dalla crisi politica: la pedonalizzazione non è popolare, non c'è stato tempo per discuterlo con le categorie (commercianti, tassisti, pendolari ecc) e neanche l'Atac è riuscita a mettere a punto un piano alternativo della mobilità adeguato per cambiare il tracciato di almeno 4 linee bus. Insomma: un progetto fatto di corsa, che rischia di essere un boomerang in vista dell'apertura della campagna elettorale. Gli uffici hanno lavorato su una bozza, ma secondo i bene informati mancherebbe la firma dell'assessore alla Mobilità, Stefano Esposito, necessaria per l'approdo in Giunta. Non solo. Il Senatore torinese avrebbe confidato ai suoi di non essere nemmeno intenzionato a partecipare alla riunione di questo pomeriggio, motivo ulteriore per scongiurare la discussione della delibera. «Avremmo potuto valutare la possibilità di emendarla», afferma uno degli assessori più possibilisti rispetto alla richiesta di Ignazio Marino di fare «un ultimo sforzo». Vedremo se il chirurgo Dem non tirerà fuori dal cilindro il solito colpo di scena, magari facendo leva su un altro Dipartimento, anche se «non ci sono altre strade che passare dalla Mobilità». Con la Giunta ormai spaccata, prosegue il balletto politico in Campidoglio. Ieri Ignazio Marino, a cui restano 5 giorni di tempo per sciogliere la riserva sul ritiro delle dimissioni, durante un evento pubblico ha pronunciato parole che lasciano intendere limminte decisione di«ripensarci»: «Questa giunta lavora e guarda oltre, Roma deve andare avanti». In mattinata, Repubblica aveva pubblicato un pezzo di retroscena che voleva Marino sul punto di ritirare le dimissioni, articolo firmato dal saggista Sebastiano Messina, lo stesso a cui il sindaco aveva concesso l'intervista-verità due giorni prima sulla questione degli scontrini. Fatto sta che se davvero Marino ci ripensasse, metterebbe nei guai il Pd, che avrebbe più mosse a disposizione. È per questo che da giorni dal Nazareno stanno invocando un intervento di Matteo Renzi: il premier, in Sudamerica, dovrebbe togliere le castagne dal fuoco ai suoi o dettando la linea ai consiglieri oppure offrendo una exit-strategy a Marino per convincerlo a non ritirare le dimissioni. Dal colloquio con Pierluigi Bersani, il chirurgo Dem avrebbe ricevuto indicazioni determinanti sulla prossima mossa da fare. «Ci è capitato di trovarci in situazioni drammatiche e l'unico modo per trovare una soluzione - ha affermato l'ex-segretario del Pd - è sempre stato quello di confrontarsi. Ci si riunisce, si ragiona, si discute e alla fine una strada esce fuori». Intanto, chi credeva conclusa la vicenda dello "scontrino-gate" si sbagliava di grosso. Ieri il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, guidato da Cosimo Di Gesù, ha depositato l'informativa conclusiva in merito alla vicenda. Secondo indiscrezioni, i finanziari avrebbero confermato in parte le denunce presentate. Vedremo se ci saranno ripercussioni politiche.